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Armi nucleari: al via trattati ONU su messa al bando totale. Pacifisti ad Aviano e Ghedi

Il 27 marzo a New York inizieranno i negoziati ONU per un Trattato internazionale per la messa al bando delle armi nucleari, visto che ancora oggi rimangano "le uniche armi di distruzione di massa non ancora fuori legge". Gli attivisti per la pace e il disarmo si sono quindi radunati davanti alle basi militari di Aviano e Ghedi, che ospitano 40 bombe nucleari stelle e strisce.

Il 27 ottobre scorso le Nazioni Unite hanno adottato a larga maggioranza una risoluzione politica (L.41) che ha stabilito che nel 2017 dovranno partire i negoziati per un Trattato internazionale per la messa al bando degli ordigni nucleari.

Questi negoziati ONU inizieranno a New York il 27 marzo prossimo, con una riunione aperta a tutti gli Stati membri per stabilire lo "strumento giuridicamente vincolante per vietare le armi nucleari" e che "porti verso la loro eliminazione totale".

L'ICAN (Campagna Internazionale per l'abolizione delle armi nucleari) denuncia infatti come le armi nucleari rimangano "le uniche armi di distruzione di massa non ancora fuori legge in modo globale e universale nonostante i loro catastrofici impatti ambientali e umanitari, ben chiari e documentati. - specificando - Le armi biologiche, armi chimiche, mine antiuomo e bombe a grappolo sono tipologie di ordigni tutte esplicitamente proibite dal diritto internazionale. Attualmente per le armi nucleari esistono invece solo divieti parziali".

Ed infatti ancora oggi le potenze nucleari continuano ad investire pesantemente nella modernizzazione dei propri arsenali. Attualmente, infatti, ci sono ancora più di 15.000 armi nucleari nel mondo, come rivela l'ICAN, in particolare negli arsenali di appena due nazioni: gli Stati Uniti e la Russia. Sette altri Stati possiedono armi nucleari: Gran Bretagna, Francia, Cina, Israele, India, Pakistan e Corea del Nord.

Non a caso, la maggior parte delle 9 nazioni nucleari hanno votato contro la risoluzione ONU. Ugualmente, molti dei loro alleati, compresa l'Italia e gli altri Paesi in Europa che ospitano armi nucleari sul loro territorio come parte di un accordo NATO, non hanno sostenuto la risoluzione L.41.

"Un Trattato che vieti le armi nucleari rafforzerebbe - infatti - la norma globale contro l'uso e il possesso di queste armi, già presente nel Trattato di Non Proliferazione, chiudendo le principali lacune del regime giuridico internazionale esistente e stimolando un'azione di disarmo che per molto tempo si è bloccata", spiega Beatrice Fihn, direttore esecutivo di ICAN.

Il voto delle Nazioni Unite è avvenuto solo poche ore dopo l'adozione da parte del Parlamento europeo di una propria risoluzione su questo tema, approvata con 415 voti favorevoli (124 contro e 74 astensioni), ed un invito verso tutti gli Stati membri dell'Unione europea a "partecipare in modo costruttivo" ai negoziati del prossimo anno.

Ancora una volta, però, l'invito non è stato raccolto dall'Italia che appunto "si è schierata contro la Risoluzione L.41 continuando, come nei passi precedenti di questo percorso, a sostenere la posizione degli Stati Uniti e di tutte le altre potenze nucleari", denunciò l'ICAN, ricordando che "l'Italia è posta sotto 'l'ombrello nucleare' della NATO e, a seguito degli accordi di cosiddetto 'Nuclear Sharing', ospita sul proprio territorio ordigni di tale natura".

Nel dettaglio, secondo gli ultimi dati diffusi in questi giorni dalla Federation of American Scientist, l'Italia custodisce 20 bombe nucleari statunitensi nella base militare di Aviano e 20 in quella di Ghedi. Le bombe di Aviano sono a chiave singola, saranno cioè lanciate in caso di conflitto da aerei americani, mentre quelle di Ghedi sono a chiave doppia, vale a dire in caso di conflitto saranno lanciate da aerei del paese ospitante, l'Italia.

Fino a poco tempo fa, l'Italia era il Paese che ospitava sul proprio territorio il maggior numero di ordigni nucleari stranieri, ad oggi superata dalla Turchia (che ne ha 50). Belgio, Germania e Paesi Bassi conservano ognuno 20 ordigni nucleari stelle e strisce.

E' proprio il programma di "nuclear sharing", precisa l'ICAN, ad indebolire le prescrizioni e gli obiettivi del Trattato di Non Proliferazione elaborato negli anni '70. Così, alla vigilia dell'inizio dei negoziati ONU gli attivisti per la pace e il disarmo di diverse organizzazioni europee si sono dati appuntamento oggi davanti alle basi che custodiscono armi nucleari per dire con forza "E' arrivato il momento di andarsene! Mettiamo al bando le armi nucleari!". Le manifestazioni si sono svolte davanti ad Aviano e Ghedi, Kleine Brogel (Belgio), Búchel (Germania) e Volkel (Paesi Bassi).

"Tutte queste iniziative servono a esplicitare come le popolazioni europee e la società civile siano chiaramente in favore del disarmo nucleare, mentre i Governi continuano a scegliere di basarsi su una teoria ormai antiquata e inefficace come quella della deterrenza ma il punto vero è che l'impatto umanitario degli ordigni nucleari è ormai incontrollabile e per questo il mondo dovrebbe cambiare direzione", evidenzia Francesco Vignarca della Rete Disarmo.

"Il contesto del possibile trattato ONU sulla proibizione della armi nucleari sarebbe molto utile per procedere alla rimozione delle armi nucleari installate su territorio altrui - sottolinea invece il prof. Paolo Cotta Ramusino, Segretario Generale Pugwash - Con un Trattato ONU i Paesi non nucleari diverrebbero di fatto zone libere da armi nucleari. E questo sarà possibile anche se i Paesi che possiedono armi nucleari non aderiranno, come è da prevedersi, al Trattato stesso".

© riproduzione riservata | online: | update: 24/03/2017

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