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Anziani: dieta influenzata dai media e dalla crisi

Mitigare l'influenza dei media sulle scelte nutrizionali della popolazione anziana. E' questo l'appello lanciato dai ricercatori dell'Università Cattolica del Sacro Cuore-Policlinico Gemelli di Roma in occasione della presentazione di uno studio che rivela come "la tavola degli anziani italiani presenta non pochi ingredienti rischiosi per la salute".

Mitigare l'influenza dei media sulle scelte nutrizionali della popolazione anziana. E' questo l'appello lanciato dai ricercatori dell'Università Cattolica del Sacro Cuore-Policlinico Gemelli di Roma in occasione della presentazione di uno studio che rivela come "la tavola degli anziani italiani presenta non pochi ingredienti rischiosi per la salute, tra alimenti scaduti - consumati da uno su tre - e pietanze scongelate male, lasciate scaldare fino a temperatura ambiente, così aumentando in modo esponenziale, specie con il gran caldo, il rischio di intossicazioni alimentari, cui le persone in là con gli anni sono più vulnerabili rispetto alla popolazione generale". La ricerca condotta dal Gemelli di Roma svela inoltre che "le scelte alimentari dei 'nostri nonni' non brillano per equilibrio e sicurezza degli alimenti e lo dicono" visto che "circa uno su tre ritiene di non nutrirsi in maniera equilibrata, in particolare a causa di un consumo eccessivo di zuccheri e di grassi o comunque ritiene di mangiare troppo. In aggiunta, sempre uno su tre (il 33,8%) riferisce di mangiare cibo scaduto, anche più di una volta al mese". I medici avvertono che "il tema della sicurezza alimentare è importantissimo nell'anziano" poiché "il rischio totale di infezioni e la letalità delle stesse è più elevato tra gli over-85 anni e ciò vale anche per le tossinfezioni alimentari, a causa del fisiologico indebolimento delle loro difese immunitarie, nonché di concomitanti patologie croniche, di 'malnutrizion'”, immobilità e altri fattori".

Lo studio dimostra per esempio che "in caso di ricovero per gastroenterite è stato stimato un rischio di morte 33 volte superiore negli anziani rispetto alla fascia di età 20-49 anni". Ma a far preoccupare è il fatto che il 30% degli anziani "dichiara di ricevere informazioni sulla corretta alimentazione dalla televisione, da giornali e da internet" mentre il 35% è stato consigliato "da medici specialisti cui si sono rivolti per motivi di salute". Solo il 15% degli anziani, invece, ha ricevuto indicazioni per una corretta dieta dal medico di famiglia. Osserva Patrizia Laurenti, Professore Associato presso l'Istituto di Sanità Pubblica - Sezione Igiene e coordinatrice della ricerca: "Questo risultato evidenzia la necessità di una valorizzazione del medico di famiglia anche per la posizione privilegiata che occupa, rappresentando il primo contatto dell'anziano con il Servizio Sanitario Nazionale e quindi il primo riferimento per la trasmissione di corrette conoscenze su un'alimentazione sicura". Ma ad "avvelenare" i piatti è soprattutto la crisi economica visto che "quasi tutti gli anziani intervistati ritengono che la qualità dell'alimentazione sia importante, ma non tutti sono disposti a spendere di più per acquistare prodotti più sicuri"

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