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Infezioni ospedaliere: colpiscono fino 15% dei pazienti. SIP: colpa troppi antibiotici e poca ricerca indipendente

"L'8-10% dei pazienti in ospedale va incontro a infezioni contratte durante il ricovero, e molto spesso si tratta di polmoniti. In terapia intensiva questa incidenza può raggiungere il 15% dei ricoverati" avverte la SIP (Società italiana di pneumologia), che chiede ai medici di fare un "uso appropriato e strettamente necessario della terapia antibiotica" e di investire maggiormente nella "ricerca indipendente".

"L'8-10% dei pazienti in ospedale va incontro a infezioni contratte durante il ricovero, e molto spesso si tratta di polmoniti. In terapia intensiva questa incidenza può raggiungere il 15% dei ricoverati. I germi che causano queste infezioni sono oggi multiresistenti e talvolta panresistenti agli antibiotici, e le opzioni terapeutiche innovative scarseggiano. La letalità delle setticiemie da Klebsiella pneumoniae MDR può raggiungere il 50% mentre nei pazienti che hanno una sepsi grave od uno shock settico si arriva all'80%. In terapia intensiva sino al 20% dei pazienti sottoposti a ventilazione meccanica prolungata è a rischio di sviluppare polmonite. Sono dati importanti che richiedono precise azioni di contenimento" dichiara il Direttore della Unità Operativa di Malattie infettive dell'Ospedale di Pisa, il prof. Francesco Menichetti, intervenuto durante il II Workshop Pneumologico del Centro Italia presso l'Ospedale San Giovanni Addolorata di Roma, presieduto dal prof. Stefano Carlone.

In una nota la SIP (Società italiana di pneumologia) denuncia inoltre che "da almeno venti anni l'industria farmaceutica ha cessato di allocare risorse alla ricerca sui nuovi antibiotici, che costano tanto in termini di sviluppo e rendono poco dal punto di vista economico, perché sono cicli brevi dai costi modesti rispetto ad altri tipi di farmaci". La crisi però "è particolarmente grave perché la resistenza antimicrobica è progredita a causa dell'uso scriteriato degli antibiotici, e ci troviamo privi di armi contro i microbi resistenti".

"Negli ultimi anni - osserva anche il professor Carlone - abbiamo assistito ad un brusco incremento di gravi infezioni polmonari, particolarmente difficili da debellare in quanto sostenute da germi dotati di resistenza alla quasi totalità degli antibiotici. Il timore, come di recente emerso dall'isolamento di ceppi di batteri GRAM negativi resistenti a ogni tipo di antibiotico, è quello relativo a una più larga diffusione o addirittura una vera e propria esplosione di questa problematica, anche al di fuori delle unità di terapia intensiva, dove fino ad oggi è stata talora dimostrata". Senza contare che gli antibiotici a largo spettro rischiano persino di danneggiare il cervello.

"Per questa ragione è assolutamente necessario che i medici facciano un uso appropriato e strettamente necessario della terapia antibiotica, anche perché nel breve termine è prevista l'introduzione solo di un limitato numero di nuove molecole ad attività antibatterica" chiarisce Carlone mentre il professor Menichetti invita ad investire nuovamente "sulla ricerca indipendente".

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