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Antibiotici: nuove speranze dalla pelle delle rane

Dalle rane nuove speranze per nuovi antibiotici che dovranno sostituire quelli tradizionali, ormai acqua fresca per i nuovi "superbatteri" dei giorni nostri.

Che le rane fossero una fonte di farmaci per l'uomo era cosa risaputa, pensiamo ad esempio alle "phyllobates terribilis" rane velenosissime che per difesa producono un veleno che aiuta gli indios per le loro frecce avvelenate e da cui le case farmaceutiche estraggono l'epibatidina (analgesico 200 volte più potente della morfina).
Oggi la pelle delle rane è studiata anche per ricavare nuovi antibiotici utili per i batteri che si sono da tempo "abituati" agli antibiotici tradizionali che nel mondo occidentale vengono consumati con molta superficialità.
Gli scienziati dell'Università degli Emirati Arabi Uniti ad Abu Dhabi, guidati da Michael Conlon, hanno presentato i loro attenti studi su migliaia di specie di rane al 240esimo National Meeting dell'American Chemical Society, affermando di aver scoperto oltre 100 nuove sostanze antibiotiche dalla pelle delle rane.
I batteri antibiotico-restistenti incominciano ad essere tanti, i più famosi sono lo stafilococco aureo e il nuovo batterio New Delhi-Metallo-1 (NDM-1) che nei giorni passati ha messo in allarme i lavoratori inglesi. Peccato che le rane per l'ingordigia (anche di antibiotici) dell'uomo industrializzato siano in pericolo di estinzione.
Iraqibacter

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