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Sentenza Eternit, don Ciotti: serve maggiore uguaglianza sociale

Anche don Luigi Ciotti, presidente di Libera e di Gruppo Abele, commenta la sentenza di prescrizione in Cassazione del processo Eternit, sottolineando: "Meccanismi di questo genere mettono in discussione il principio dell'uguaglianza di fronte alla legge".

"La sentenza della Cassazione sul processo Eternit è una ferita per i famigliari delle vittime, ma deve esserlo anche per le coscienze di tutti noi. Non può esserci una dissonanza tale tra l'applicazione della legge e l'affermazione della giustizia!" evidenzia con chiarezza don Luigi Ciotti, presidente di Libera e di Gruppo Abele, commentando la prescrizione decisa dai supremi giudici, che va ad annullare la condanna a 18 anni per Stephan Schmidheiny e i risarcimenti per le vittime dell'amianto. Don Ciotti precisa: "Non è mia intenzione, sia chiaro, giudicare il lavoro dei magistrati, che spesso non posso fare altro che applicare puntualmente le leggi. Mi chiedo però - aggiunge - che leggi siano quelle che ammettono la prescrizione per reati gravi, tali da configurarsi come una vera e propria strage, e i cui effetti si protraggono oltre i tempi stabiliti per la loro punibilità". Ed infatti, Legambiente chiede al Senato di approvare subito il disegno di legge, già passato alla Camera che andrebbe ad introdurre i delitti ambientali nel codice penale. Don Luigi Ciotti di domanda: "Come può cadere in prescrizione la ricerca di verità e la speranza di giustizia? Come può essere prescritta la responsabilità? - ed ammette - Meccanismi di questo genere mettono in discussione il principio dell'uguaglianza di fronte alla legge, dunque la legge stessa, perché chi è ricco e potente troverà sempre modo, attraverso abili strategie difensive, di allungare i tempi dei processi e arrivare a un'ingiusta impunità". Il presidente di Libera ricorda: "Nel nostro Paese troppe sono le stragi avvolte nel mistero, le morti non rischiarate da una luce di verità, da un atto di giustizia. - precisando - La sentenza Eternit si aggiunge al triste elenco, con l'aggravante che in questo caso erano state accertate le responsabilità e c'erano tutti gli strumenti per affermare la giustizia". Don Luigi Ciotti quindi conclude: "Per questo non possiamo limitarci all'indignazione. Quelle morti - e il dolore dei famigliari - ci chiedono molto di più. Ci chiedono l'impegno per costruire condizioni di maggiore uguaglianza sociale, cioè di maggiore tutela della dignità delle persone, la dignità dimostrata dal Comune di Casale nel rifiutare a suo tempo il risarcimento milionario dell'imputato. Ci chiedono di fare di quella dignità il principio saldo e non negoziabile di una giustizia ancora fragile, di una democrazia ancora incompiuta".

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