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Processo Eternit: sentenza prescrizione "uccide" più dell'amianto

La Cassazione concede la prescrizione per il maxi processo Eternit, annullando quindi la condanna a 18 anni di cercere per l'ex magnate svizzero Stephan Schmidheiny e i risarcimenti. Rabbia e indignazione tra le vittime dell'amianto e di tutta la società civile. A Casale Monferrato viene proclamato il lutto cittadino perché la sentenza della Cassazione ha in un solo colpo "ucciso" più dell'amianto.

La Cassazione concede la prescrizione per il maxi processo Eternit, annullando quindi la condanna a 18 anni di cercere per l'ex magnate svizzero Stephan Schmidheiny e i risarcimenti. Rabbia e indignazione tra le vittime dell'amianto e di tutta la società civile, tanto che la Corte di Cassazione è costretta a precisare in una nota che "oggetto del giudizio era esclusivamente l'esistenza o meno del disastro ambientale, la cui sussistenza è stata affermata dalla Corte, che ha dovuto, però, prendere atto dell'avvenuta prescrizione del reato essendosi l'evento consumato con la chiusura degli stabilimenti Eternit, avvenuta nel 1986, data dalla quale ha iniziato a decorrere il termine di prescrizione. Non erano, quindi, oggetto del giudizio i singoli episodi di morti e patologie sopravvenute, dei quali la Corte non si è occupata". La pensava diversamente la Corte d'Appello di Torino che nelle motivazioni di condanna precisava che "la consumazione del reato di disastro è tuttora in atto" visto che l'amianto degli stabilimenti Eternit continua a causare malati e morti, tanto che il picco dei decessi è stimanto nel 2025, e quindi, proseguivano i giudici di secondo grado, "occorre mettere in risalto che i reati in nessun modo si possono affermare prescritti". La Procura di Torino comunque non si arrende, chiudendo oggi l'inchiesta Eternit bis in cui è indagato sempre Stephan Schmidheiny, ma stavolta per omicidio volontario continuato, partendo anche dal presupposto che il procuratore generale della Cassazione, prima di discernere tra diritto e giustizia e chiedere la prescrizione, ha affermato: "Per me l’imputato è responsabile di tutte le condotte a lui ascritte", anche se finora l'accusa era di disastro ambientale. Intanto, a Casale Monferrato viene proclamato il lutto cittadino e in piazza tutti i cittadini sfilano in corteo denunciando che la sentenza della Cassazione ha in un solo colpo "ucciso" più dell'amianto. Il sindaco di Casale Monferrato, Titti Palazzetti, sottolinea: "La Cassazione non ha avuto il coraggio di fare una sentenza innovativa: l’amianto sta ancora uccidendo in tutto il mondo. - annunciando - Ora dopo il momento di dolore e sconforto siamo pronti a riprenderla per le vie legali e nelle aule parlamentari. I lutti si elaborano e siamo pronti a farci carico in modo fattivo e coraggioso del problema che ormai ci sconvolge la vita da molti decenni". Casale Monferrato si propone quindi come guida di un "movimento di giustizia" di livello mondiale per dare voce a tutte le vittime dell'amianto.

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