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Eternit, Guariniello: sentenza storica, realizza un sogno di giustizia

Il processo Eternit ha portato ad una sentenza di primo grado "storica", come la definisce anche il ministro della Salute Renato Balduzzi. Condannati a 16 anni i due al vertice dell'azienda che produceva amianto, e risarcimenti anche milionari. Il pm Raffaele Guariniello ammette che si è "realizzato un sogno, è quello di dare giustizia".

Sono 16 gli anni di carcere a cui sono stati condannati in primo grado il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny, 65 anni, e il barone belga Louis De Cartier, 91 anni, entrambi ai vertici della Eternit AG, accusati di disastro ambientale doloso e omissione volontaria delle cautele antinfortunistiche.
E' un "processo storico" quello Eternit, come l'ha definito il pm Raffaele Guariniello che nel 2009 ha iniziato questa battaglia contro l'ex colosso che produceva amianto (asbesto), che a partire dagli inizi del 1900 (anche se la sua massima diffusione è avvenuta negli anni'70) è cominciato ad essere utilizzato per produrre gli oggetti più diversi, dagli acquedotti agli indumenti. La sua resistenza al calore e la sua struttura fibrosa, infatti, rendono l'amianto adatto a molte produzioni, anche se "sin dal 1962 era universalmente noto che l'amianto causava il cancro. Bisognava abbandonarlo. Ma la Eternit fino al 1990 lo ha utilizzato due volte più di prima" come affermò il 24 maggio scorso un testimone del maxiprocesso che si è concluso a Torino, Francois Iselin, già architetto del Politecnico di Losanna che per decenni si è occupato di questioni relative all'amianto (mentre oggi è consulente del Caova, un comitato svizzero di aiuto e orientamento alle vittime del minerale killer), come riportava l'Ansa.
Probabilmente anche per questo il giudice Giuseppe Casalbore ha emesso la "storica sentenza", come già definita, condannando non solo i due magnati ai vertici della Eternit ad una pena esemplare ma stabilendo anche risarcimenti milionari.
Lacrime e abbracci nell'Aula del palazzo di giustizia di Torino, dove è stata emessa la sentenza, piena in particolare di persone provenienti da Casale Monferrato (Alessandria), dove si trovava lo stabilimento più grande in Italia che ha continuato a produrre manufatti in amianto sino al 1986, nonostante, questo in sostanza definisce la sentenza, i vertici della Eternit sapessero della pericolosità di questo materiale, che se respirato può causare gravi patologie, come l'asbestosi, tumori della pleura (ovvero il mesotelioma pleurico), ed il carcinoma polmonare.
A Casale Monferrato i morti per Eternit purtroppo non si possono ancora contare, perché la malattia per esposizione da amianto può avere un periodo di "incubazione" anche di 30 anni.
Il picco di mortalità dovuto ad amianto, secondo stime, dovrebbe essere tra il 2015 e il 2018 in Italia, mentre in Europa occidentale le proiezioni si attestano su 500.000 morti nei primi 30 anni del 2000, come riporta l'Adnkronos, che rende noto come "secondo l'Organizzazione mondiale della Sanità, nel mondo muoiono ogni anno 107.000 persone per cancro al polmone, mesotelioma o asbetosi dovuti a esposizione ad amianto, mentre sono oltre 125 milioni gli esposti ai rischi sui luoghi di lavoro".
A Casale Monferrato ad essere contaminati, poi, non sono stati solo i lavoratori della Eternit ma tutta la cittadinanza e i paesi delle zone limitrofe, visto che lo stabilimento Eternit disperdeva con dei potenti aeratori la polvere di amianto in tutta la città.
L'impiego dell'amianto è fuori legge in Italia dal 1992 anche se fino al 1994, come ricordava il presidente di Assoamianto Sergio Clarelli, la situazione era paradossale, perché la legge riconosceva i rischi per la salute e "metteva al bando tutti i prodotti contenenti amianto, vietando l'estrazione, l'importazione, la commercializzazione e la produzione di amianto e di prodotti contenenti amianto, ma non la loro utilizzazione", come ricorda Wikipedia.
La sentenza del processo Eternit ha quindi stabilito un risarcimento pari a 25 milioni di euro per il comune di Casale Monferrato, che aveva rifiutato l'offerta di 18 milioni di euro con l'impegno però di ritirare la propria costituzione di parte civile. In quel caso tutte le associazioni vittime per l'amianto avevano chiesto al Comune di Casale Monferrato di rifiutare tale offerta, tanto che anche il ministro della Salute Renato Balduzzi si era impegnato, in caso di sentenza sfavorevole, a trovare le somme necessarie per la bonificazione completa del paese in provincia di Alessandria. Ma per fortuna, tale intervento in extremis non sarà necessario, e grande è la soddisfazione anche del ministro Balduzzi una volta appresa la notizia di una "sentenza che senza enfasi si può definire davvero storica, sia per gli aspetti sociali che per gli aspetti strettamente tecnico-giuridici", come sottolinea in una nota.
"Sotto il profilo sociale corona una lunga battaglia che ha visto fianco a fianco la Repubblica, nel senso di tutti i livelli istituzionali da quelli locali a quelli nazionali, e il pluralismo sociale, in particolare le forze sindacali e l'associazionismo dei familiari delle vittime - continua il ministro della Salute Balduzzi - E' stata una battaglia comune e ad essa si deve l'aver tenuto desto il problema, anche quando sembrava finire sottotraccia".
Balduzzi precisa però che "la battaglia contro l'amianto non si chiude con una sentenza, sia pure una sentenza esemplare" promettendo che continuerà "nell'attività amministrativa e nell'impegno delle istituzioni e dei cittadini, soprattutto nella consapevolezza da parte di ognuno che non si tratta di una battaglia locale, ma nazionale, anzi mondiale - concludendo - La sentenza di Torino conferma che l'Italia sta facendo la sua parte".
I giudici del processo Eternit hanno invece stabilito un risarcimento pari a 30mila euro per ogni congiunto di ciascuna vittima e 35mila euro per ogni ammalato, mentre 100mila euro per l'Associazione nazionale esposti amianto e altrettanti per ognuna delle rispettive sigle sindacali che si sono costituite parte civile. Circa 70mila euro per l'associazione Medicina democratica e per il WWF mentre un risarcimento di 4 milioni per il comune di Cavagnolo e di 15 milioni per l'Inail. Il reato per cui sono stati condannati lo svizzero Stephan Schmidheiny e il barone belga Louis De Cartier sarebbe invece estinto per prescrizione per gli stabilimenti di Rubiera (Emilia Romagna) e Bagnoli (Campania). L'accusa, guidata dal pm Raffaele Guariniello, in definitiva ha cercato di dimostrare che i vertici della Eternit erano a conoscenza già anni prima della chiusura dello stabilimento della pericolosità dell'amianto, ma che nonostante questo non solo non hanno dismesso l'azienda ma anzi non avrebbero fornito alcun tipo di protezione alle migliaia di dipendenti che maneggiavano il pericolossissimo materiale senza alcun tipo di indumento atto a proteggere la salute. Gli avvocati di Stephan Schmidheiny e di Louis De Cartier, che dal 2009 non si sono mai presentati in Aula, hanno sostenuto invece l'innocenza dei due imputati, in particolare cercando di dimostrare che non erano a conoscenza del pericolo mortale derivante l'esposizione di amianto e perché a distanza di 30 anni mancherebbero tutti quei documenti e tutte quelle testimonianze atte per una difesa equa. Guariniello, ancor prima della sentenza, sottolineava comunque che il processo Eternit è "il più grande nel mondo e nella storia in materia di sicurezza sul lavoro", specificando che non solo "c'è stato un grande interesse da parte di tutti i Paesi in cui si è lavorato l'amianto" ma che "questa è la dimostrazione che si può fare un processo". E anche vincerlo. Raffaele Guariniello, infatti, dopo la sentenza che questo processo ha regalato "a tante persone, alle vittime e alle loro famiglie il diritto di sognare più giustizia - sottolineando - Avere giustizia è diventato possibile. E' una sentenza storica perché ha realizzato un sogno, che è quello di dare giustizia".

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