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Balduzzi: "L'amianto, o asbesto, è davvero una brutta bestia"

Il Ministro della Salute Renato Balduzzi alla "II Conferenza governativa sull'amianto" definisce l'amianto (o asbesto) come "una brutta bestia" e non solo per le intrinseche proprietà "insalubri" quanto perché "apparso come soluzione quasi miracolistica a molte delle esigenze poste dal tumultuoso sviluppo economico". E se in Italia rimangono le "conseguenze", a livello internazionale si ragiona ancora sull'uso "sicuro" dell'amianto, con "le disquisizioni tra amianto cattivo (blu e marrone) e buono (bianco)".

L'amianto o asbesto è forse la cartina di tornasole più emblematica di quando lo sviluppo economico e gli interessi puramente legati al denaro sovrastano il diritto alla salute, e, alle volte, anche alla vita dei cittadini. Il Ministro della Salute Renato Balduzzi alla "II Conferenza governativa sull'amianto" tenutasi il 22 novembre 2012 ha avuto il merito di ricordare anche questi aspetti. Afferma nel suo intervento il Ministro della Salute: "Il 2012 è un anno importante per la battaglia contro l'amianto e le patologie ad esso correlate. Non soltanto per la ricorrenza del ventennale dall'entrata in vigore della legge n. 257 del 1992, con la quale anche l'Italia decideva la messa al bando della produzione e del commercio di amianto, ma soprattutto perché, il 13 febbraio di quest'anno, il Tribunale di Torino pronunciava la sentenza di primo grado nel monumentale processo Eternit, aprendo non soltanto nuove strade nella qualificazione giuridica delle condotte considerate, ma altresì ridando visibilità internazionale a un problema che per sua natura ha la tendenza a restare sottotraccia". Non a caso all'epoca della sentenza del processo Eternit il pm Raffaele Guariniello ammetteva che si era "realizzato un sogno, quello di dare giustizia". Renato Balduzzi alla conferenza di Vicenza riassume quindi la storia drammatica dell'amianto, che purtroppo ancora in molti ignorano: "L'amianto, o asbesto, è davvero una brutta bestia: apparso come soluzione quasi miracolistica a molte delle esigenze poste dal tumultuoso sviluppo economico, industriale ed edilizio (in ragione della sua assenza di infiammabilità, della resistenza elettrica e chimica, per non parlare di filabilità, flessibilità e fono assorbenza), si è rivelato progressivamente come una delle minacce più serie alla sostenibilità ambientale e di salute. Proprio le sue caratteristiche di perpetuità, incorruttibilità e inestinguibilità sono alla radice del problema: è da tempo noto che le fibre di asbesto tendono a separarsi in fibre estremamente sottili, dotate della capacità di penetrare soprattutto, ma non solo, nelle vie respiratorie, provocando patologie differenti (tra le quali l'asbestosi, le patologie pleuriche fino al mesotelioma, e forme interessanti l'ovaio ed altre sierose), tutte caratterizzate da un lungo intervallo di latenza tra l'inizio dell'esposizione e la comparsa della malattia, intervallo che è in genere di decenni". Ma se l'Italia ha (in ritardo) compreso "legislativamente" la pericolosità dell'amianto in ogni sua forma, ecco che a livello mondiale non si può dire altrettanto. Ricorda il Ministro della Salute durante il suo intervento: "(...) La questione amianto resta una delle più gravi questioni che si pongono in tema di compatibilità tra ambiente, salute e sviluppo e il suo inquadramento corretto sotto il profilo politico, culturale e istituzionale, (perché) se appare ormai largamente acquisito in molte aree dell'Europa e di altri continenti, è invece ancora una domanda aperta in larga parte dei Paesi emergenti e un interrogativo cocente e problematico nei Paesi in via di sviluppo. In questi Paesi verifichiamo fatti e discussioni che da noi appartengono fortunatamente al passato, ma che lì si pongono purtroppo come ancora attuali e drammaticamente attuali: il cosiddetto uso sicuro dell'amianto, le disquisizioni tra amianto cattivo (blu e marrone) e buono (bianco), il ricatto occupazionale, la strategia di disinformazione e di inquinamento dell'informazione. Se è vero che negli anni Settanta, all'apice della, per dir così, fortuna dell'amianto, se ne estraevano annualmente cinque milioni di tonnellate, è altresì vero che ancora oggi, dopo le inequivocabili conferme scientifiche sulla sua nocività, nel mondo se ne estraggono oltre due milioni di tonnellate, con l'aggravante di quei Paesi dove non c'è il divieto di estrazione e produzione, ma di commercializzazione e utilizzazione all'interno. Ecco perché l'amianto resta una grave questione internazionale". L'amianto è ancora "ovunque" nel nostro Paese, enormi tetti in questo materiale sono ancora in piedi e, chissà per quanto tempo non avranno una bonifica, rimanendo a "riparare" (ma forse non a proteggere) le persone di sotto. Per bonificare l'Italia dall'amianto, in modo corretto e senza discariche illegali e selvagge, c'è bisogno di risorse. Una parola che però pare fumo negli occhi al governo dei tecnici. Renato Balduzzi nel suo discorso alla "II Conferenza governativa sull'amianto" però ci arriva: "Per quanto riguarda le risorse, è chiaro che se c'è un piano dobbiamo trovarle. Le abbiamo individuate nel riparto 2012 delle risorse per la sanità per quanto riguarda i tumori rari, di cui il mesotelioma pleurico fa parte. Si tratta di risorse significative che saranno ulteriormente implementate con altri fondi di diversa competenza. Proporremo al Presidente del Consiglio l'adozione di un Piano nazionale dell'amianto". E il Ministro della Salute si augura che "non siano necessari altri 13 anni per la terza Conferenza governativa sull'amianto e che, quando verrà organizzata, l'agenda delle cose fatte sia più fitta di quella delle cose che restano da fare".

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