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Parlamento europeo respinge regolamento su sementi proposto da Commissione

Il Parlamento europeo ha respinto a grande maggioranza un atto legislativo della Commissione europea sul materiale riproduttivo vegetale, anche conosciuto come regolamento sulle sementi "perché avrebbe dato troppo potere alla Commissione stessa, privando, invece, gli Stati membri della possibilità di adattare le regole alle loro esigenze".

Un atto legislativo della Commissione UE sul materiale riproduttivo vegetale, anche conosciuto come regolamento sulle sementi, è stato respinto martedì 11 marzo dal Parlamento europeo "perché avrebbe dato troppo potere alla Commissione stessa, privando, invece, gli Stati membri della possibilità di adattare le regole alle loro esigenze". In seguito al rifiuto della Commissione di ritirarlo e di presentarne uno migliore, il Parlamento europeo ha quindi votato la sua prima lettura, ed il testo della Commissione è stato respinto con 650 voti a 15.

"Le votazioni dimostrano la profonda insoddisfazione del Parlamento riguardo la proposta della Commissione europea, che non è riuscita a soddisfare gli obiettivi fondamentali quali la semplificazione delle norme e la promozione dell'innovazione" spiega in una nota il Presidente della commissione agricoltura, l'italiano Paolo De Castro (Socialists & Democrats - S&D), aggiungendo: "Il progetto ha, inoltre, creato preoccupazione tra i deputati per la fusione di 12 direttive in un singolo regolamento che è direttamente applicabile e priva, così, gli Stati membri della possibilità di adattare le regole alle loro esigenze". De Castro si dice comunque "dispiaciuto del rifiuto della Commissione europea di ritirare questo testo fortemente contestato e di presentarne uno migliore" perché "è chiaro che il nuovo progetto legislativo dovrà essere ridisegnato per rispettare maggiormente le diverse situazioni negli Stati membri e portare miglioramenti reali per tutti i produttori, i consumatori e l'ambiente. Spero che gli Stati membri siano altrettanto forti da seguire la posizione del Parlamento e respingere questa proposta insoddisfacente". Anche il relatore, l'italiano Sergio Paolo Francesco Silvestris (PPE - Partito Popolare Europeo), sottolinea: "Come deputati, che co-legiferano con il Consiglio, vogliamo piena responsabilità su questa legislazione. Per questo non possiamo decidere in modo frettoloso sulla proposta, che è cruciale per molte associazioni di coltivatori, imprese e cittadini" visto che "l'alto numero di 'atti delegati' darebbe alla Commissione poteri eccessivamente elevati su specifici argomenti in aree che, essendo sensibili, dovrebbero essere invece definite in un testo giuridico". Sul tema interviene anche Giovanni La Via (Nuovo centrodestra), deputato al Parlamento Europeo, che precisa: "Il voto ha dimostrato quanto il Parlamento europeo possa fare a difesa dei propri cittadini, in questo caso tutelando gli interessi degli agricoltori dall'introduzione di una direttiva sulle sementi che, come prevista dalla proposta della Commissione europea, sarebbe risultata iniqua e dannosa. - aggiungendo - Dall'introduzione del Trattato di Lisbona il Parlamento europeo ha potere co-legislativo con il Consiglio e, pertanto, non possiamo consentire che norme così impattanti per i nostri agricoltori, possano essere applicate a pioggia e senza tener conto delle particolarità territoriali. Ragion per cui abbiamo deciso di rifiutare la proposta che, nonostante le nostre perplessità già precedentemente espresse, la Commissione ha voluto presentare ugualmente. Il pacchetto di norme, se approvato, avrebbe comportato una mole di ulteriore burocrazia che sarebbe caduta sulle spalle degli agricoltori europei".

Poiché la Commissione si è rifiutata di ritirare la proposta sul regolamento sulle sementi dopo che il Parlamento l'ha respinto, i deputati hanno finalizzato la prima lettura e inviato la loro posizione al Consiglio. Se il Consiglio europeo approva il rigetto della normativa, il processo legislativo si concluderà. In alternativa, il Consiglio potrebbe modificare la proposta originaria della Commissione. In quest'ultimo caso, il Parlamento può respingere gli emendamenti del Consiglio in seconda lettura - e quindi terminarne il percorso legislativo - o avviare negoziati con il Consiglio su un testo comune.

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