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EFSA: improbabile che glifosato provochi cancro. Ma alza i livelli di sicurezza

L'Autorità europea per la sicurezza alimentare sconfessa l'Organizzazione Mondiale della Sanità. L'OMS aveva infatti dichiarato che il glifosato, elemento base dell'erbicida Roundup della Monsanto, potrebbe provocare il cancro mentre per l'EFSA è "improbabile che si genotossico (cioè che danneggi il DNA) o che rappresenti una minaccia di cancro per l'uomo". Eppure, l'EFSA parla ancora di "potenziali rischi da glifosato" e alza i livelli di sicurezza della sostanza.

Organizzazione Mondiale della Sanità contro Autorità europea per la sicurezza alimentare. Nel giro di 8 mesi, infatti, l'OMS e l'EFSA partoriscono due pareri completamente opposti su una stessa sostanza, il glifosato, elemento base dell'erbicida Roundup della Monsanto. Per l'OMS il glifosato potrebbe infatti provocare il cancro mentre per l'EFSA è "improbabile che si genotossico (cioè che danneggi il DNA) o che rappresenti una minaccia di cancro per l'uomo". L'EFSA quindi non propone "di classificare il glifosato come cancerogeno in base al regolamento UE in materia di classificazione, etichettatura e imballaggio delle sostanze chimiche". In una nota si legge che "tutti gli esperti degli Stati membri - tranne uno - hanno convenuto che né i dati epidemiologici (cioè sull'uomo) né le risultanze da studi su animali abbiano dimostrato nessi causali tra esposizione al glifosato e insorgenza di cancro nell'uomo". Eppure, un report pubblicato sulla rivista Lancet Oncology viene rilevato che ci sono "evidenze convincenti" che il possa invece causare il cancro negli animali da laboratorio. In Italia non sembrano esserci dati aggiornati sull'uso del glifosato in agricoltura, ma si sa che nel 2007 nella sola provincia di Treviso sono stati impiegati 55 mila chili di glifosato ed 8 mila chila di ammonio-glufosinato. Ecco perché tra i 166 i tipi di pesticidi rilevati nelle acque superficiali italiane nel 2013 figura anche il glifosato, ed è l'Ispra a precisare che "il 13,2% delle acque superficiali mostra livelli di tossicità per gli organismi acquatici superiori ai limiti". Le associazioni Aiab e Firab certificano infatti che "l'Italia è uno dei maggiori utilizzatori di questo pesticida, che è addirittura incluso nel Piano Agricolo Nazionale (PAN) per l'uso sostenibile dei fitofarmaci".

Nonostante l'EFSA dichiari il glifosato praticamente innocuo per l'uomo, la stessa propone però paradossalmente nuovi livelli di sicurezza per rendere più severo il controllo dei residui di glifosato negli alimenti. Viene infatti stabilita una dose acuta di riferimento (DAR) per il glifosato, pari a 0,5 mg per kg di peso corporeo. Oltre a introdurre questa DAR, vengono proposte ulteriori soglie di sicurezza tossicologica come guida per i valutatori del rischio: il livello ammissibile di esposizione dell'operatore (LAEO) è stato fissato a 0,1 mg/kg di peso corporeo al giorno e la dose quotidiana ammissibile (DGA) per i consumatori è stata fissata a 0,5 mg/kg di peso corporeo, in linea con la dose acuta di riferimento. Jose Tarazona, responsabile dell'unità Pesticidi dell'EFSA, spiega quindi: "Con l'introduzione di una dose acuta di riferimento renderemo più severe in futuro le procedure di valutazione dei potenziali rischi da glifosato". Ecco perché è ancora valido l'appello lanciato dalle associazioni Aiab e Firab nell'agosto scorso che chiedevano al governo Renzi "di applicare il principio di precauzione in nome della tutela della salute pubblica, vietando definitivamente e in maniera permanente la produzione, la commercializzazione e l'uso di tutti i prodotti a base di glifosato". Le conclusioni dell'EFSA saranno infatti utilizzate dalla Commissione europea per decidere se mantenere o meno la sostanza nell'elenco UE delle sostanze attive ammesse, e dagli Stati membri dell'UE per valutare ex novo la sicurezza dei prodotti fitosanitari contenenti glifosato che vengono impiegati sui loro territori.

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