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Volo Metrojet 9268, Egitto ribadisce: nessuna prova di bomba o atto terroristico

Sembrano esserci ancora dubbi sulle cause dell'esplosione dell'aereo russo (volo Metrojet 9268) con a bordo 224 persone, schiantatosi sulle montagne del Sinai. Per la Russia si tratta di un attentato, rivendicato dall'ISIS, ma l'Egitto continua a ribadire: "Il comitato tecnico di inchiesta non ha, per il momento, ricevuto nulla che possa indicare un atto illegale o terroristico".

La guerra contro lo Stato Islamico sembra avere a volte bisogno di una "scusa" per convincere l'opinione pubblica che il dispiegamento militare (anche nelle nostre città) è necessario. Il 31 ottobre un aereo russo (volo Metrojet 9268) con a bordo 224 persone, partito da Sharm el-Sheikh e diretto a San Pietroburgo, si è schiantato poco dopo il decollo sulle montagne del Sinai. Più i giorni passavano più le iniziali ipotesi di un "normale" incidente aereo sono state accantonate, a favore di un attentato. Se la rivendicazione dello Stato Islamico in principio non fu ritenuta affidabile, successivamente anche la Russia ha sostenuto che il suo aereo era stato abbattuto dai terroristi. Il sito internet Flightradar24, che tiene traccia del traffico aereo in tutto il mondo, subito dopo la tragedia aveva rivelato che l'aereo stava scendendo a una velocità di circa 6.000 piedi al minuto appena prima della sua scomparsa dai radar, mentre i primissimi testimoni parlavano di un motore in fiamme. Le scatole nere avrebbero registrato prima del disastro la quota di 9.400 metri ed una velocità di 520 km/h. Poi sono spuntati i satelliti USA che hanno rilevato un lampo di calore quando l'aereo era ancora in volo e l'annuncio di una bomba a bordo che ha fatto saltare i collegamenti da Sharm el-Sheikh al Regno Unito. Infine il 17 novembre il capo dei servizi segreti russi (FSB) ha dichiarato che a bordo dell'aereo era stato fatto salire un ordigno rudimentale della potenza equivalente di un chilogrammo di tritolo, che è esploso in volo. La notizia, oltre a confermare la scelta politica russa di bombardare l'ISIS in Siria (raid iniziati il 30 settembre 2015) ha causato non pochi danni economici all'Egitto, visto che Sharm el-Sheikh è la principale meta turistica degli occidentali. E proprio l'Egitto ribadisce oggi ancora una volta che non esiste alcuna prova di una esplosione di una bomba sull'aereo russo Metrojet. Il Dipartimento dell'aviazione civile egiziano afferma infatti che "il comitato tecnico di inchiesta non ha, per il momento, ricevuto nulla che possa indicare un atto illegale o terroristico".

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