le notizie che fanno testo, dal 2010

Sud Sudan: precipita aereo cargo. Non si esclude attentato terroristico

Un aereo cargo si schianta in Sud Sudan, provocando almeno 25 morti, tra cui diversi bambini. Le autorità sud sudanesi non escludono comunque che a bordo potevano esserci appartenenti agli Shabaab (le milizie somale islamiste) che cercano di raggiungere lo Stato Islamico. Fonti locali all'agenzia Fides infatti spiegando che "in via ipotetica non si può escludere un attentato terroristico".

Dopo l'incidente dell'Airbus A321 nel Sinai, un altro aereo si è schiantato. La tragedia stavolta è avvenuta in Sud Sudan, quando poco dopo il decollo dallo Juba International Airport un aereo cargo è precipitato. I pezzi del relitto dell'aereo sono disseminati sul lato est del fiume Nilo, a circa 1 miglio dall'aeroporto, come rivela un reporter dell'Associated Press giunto sul luogo del disastro. Il giornalista ha riferito che l'aereo cargo mentre perdeva quota stava per cadere sopra l'area del mercato quando ha visto il veivolo deviare. Si ipotizza quindi che il pilota possa aver cercato di evitare una tragedia di dimensioni maggiori. L'aereo cargo di fabbricazione ucraina era diretto al campo petrolifero di Paloch nello Stato dell'Alto Nilo. L'aereo era stato noleggiato per effettuare un trasporto ed appartiene alla Airline Allied Services Limited, una società di trasporti con sede a New Delhi, in India. Stando alle prime informazioni, nell'incidente aereo sarebbero morte almeno 25 persone, tra cui diversi bambini. Non è chiaro, però, se tutte le vittime erano a bordo dell'aereo oppure nell'area dove è precipitato, visto che il veivolo si è schiantato a bordo del fiume, spesso frequentato dai pescatori. Per il momento, sarebbero solo due i sopravvisuti allo schianto, un membro dell'equipaggio ed un bambino, anche se non sono chiare le loro condizioni di salute.

Attualmente non si conoscono ancora le cause che hanno provocato l'incidente aereo ma "in via ipotetica non si può escludere un attentato terroristico" sottolineano alcune fonti locali all'agenzia di stampa Fides, aggiungendo anche: "Sempre parlando in via ipotetica possiamo affermare che eventuali infiltrazioni terroristiche in Sud Sudan non possono essere escluse". Alla Fides viene infatti ricordato che "ad ottobre nel nord del Sud Sudan, nello Stato di Bar er Gazal settentrionale sono state arrestate una settantina di persone di origine somala che si sospetta volessero attraversare il confine con il Sudan per poi recarsi ad arruolarsi nel Califfato", cioè con i miliziani dello Stato Islamico. La preoccupazione risiede soprattutto nel fatto che in Sud Sudan anche se la guerra civile è formalmente finita di fatto continua, aggravando la crisi economica. "Il Paese non è quindi preparato a gestire la minaccia del terrorismo" chiariscono le fonti sud sudanesi alla Fides, svelando: "Nel caso in questione le autorità sud sudanesi si sono trovate di fronte a una questione molto controversa perché nel gruppo c'erano donne e bambini. Una prima versione del fatto affermava che non si trattava di un semplice gruppo di somali, ma di appartenenti agli Shabaab (le milizie somale islamiste, nda) che cercano di raggiungere lo Stato Islamico".

Le fonti precisano: "Questa versione non è stata confermata né smentita, per la ragione che, come detto prima, il Sud Sudan ha problemi così gravi che le autorità non riescono a pensare che il terrorismo possa aggiungersi a quelli già presenti. In secondo luogo il Sud Sudan non ha metodi investigativi e personale specializzato ad analizzare eventuali episodi legati al terrorismo. - aggiungendo - Questo comunque è il primo episodio che ha fatto aprire gli occhi al Ministero degli Interni sud sudanese sulla possibilità che vi possono essere infiltrazioni terroristiche". A tutto questo si aggiunge il conflitto tra il Movimento di liberazione del popolo sudanese (SPLM-IO) e le forze governative. Proprio ieri lo SPLM-IO (Sudan People's Liberation Movement) ha accusato il governo di lanciare nuovi attacchi contro le loro basi nello Stato dell'Alto Nilo. James Gatdet Dak, portavoce del Movimento, denuncia infatti che le loro basi hanno subito diversi attacchi da parte delle truppe fedeli al presidente Salva Kiir in violazione dell'accordo di pace siglato appena due giorni fa ad Addis Abeba, capitale dell'Etiopia.

• DALLA PRIMAPAGINA:

• POTREBBE INTERESSARTI:

• LE ALTRE NOTIZIE: