le notizie che fanno testo, dal 2010

Aereo scomparso Los Roques: inghiottito da nube? Giallo dei fulmini

Anche se i due italiani non saliti sull'aereo scomparso a Los Roques ricordano un temporale e i fulmini e un altro pilota spiega di aver visto il bimotore con i 4 italiani entrare in un cumulo di nubi, ilcomandante della Guardia Costiera venezuelana ricorda invece che quel giorno c'era il sole.

Continuano incessanti le ricerche dell'aereo scomparso sulla tratta Los Roques - Caracas, con a bordo anche 4 italiani , tra cui il figlio dello stilista Ottavio Missoni, Vittorio. Il ministro degli Esteri Giulio Terzi informa che ci sono "contatti continui" con le autorità del Venezuela, che stanno sorvolando e battendo via mare l'area dell'arcipelago di Los Roques dove potrebbe essere precipitato l'aereo scomparso il 4 gennaio con a bordo Vittorio Missoni, la compagna Maurizia Castiglioni e la coppia bresciana Guido Foresti ed Elda Scalvenzi. Nelle scorse ore era trapelata la notizia che l'aereo potrebbe essere stato dirottato in una zona dei Caraibi a scopo di sequestro, ma non sembra che sia stata confermata. Oltre all'incidente aereo, ciò che si pensa è che l'aereo scomparso a Los Roques potrebbe essere stato preso dai narcotrafficanti, che sorvolano la zona. Una ipotesi rafforzata dal sospetto che sia stato oggetto di sequesto anche l'aereo scomparso a Los Roques esattamente 5 anni prima, il 4 gennaio 2008, insieme ai passeggeri a bordo, tra cui 8 italiani.

"Spero nell'ipotesi di un dirottamento, ci spero tanto" dice Rosa Apostoli, moglie di Giuseppe Scalvenzi, fratello di Elda. La coppia era in vacanza in Venezuela con i quattro amici scomparsi, solo che quel giorno scelsero di non rientrare all'aeroporto di Caracas sul quel bimotore di cui si sono perse le tracce. "Sul loro aereo c'erano posti liberi" spiega Rosa Apostoli, ma racconta che nonostante la compagna di Vittorio Missoni, Maurizia, insisteva sul partire tutti insieme "per finire la partita di burraco" lei ha "preferito restare più ore in spiaggia per non trascorrere dieci ore all'aeroporto di Caracas, dato che dovevamo prendere voli diversi". La coppia spera nel dirottamento perché, almeno in questo caso, ci sarebbero delle speranze di riabbracciare vivi gli amici che conoscono da 25 anni. Ma il marito Giuseppe Scalvenzi ammette di non credere troppo all'aereo scomparso a causa di un sequestro, e questo perché quel giorno "c'era un temporale". "Ho visto i fulmini" continua infatti Giuseppe Scalvenzi, e tale versione sembra essere confermata anche da Enrique Rada, un pilota venezuelano che è decollato col suo Cessna 402 esattamente un minuto dopo l'aereo su cui viaggiavano Vittorio Missoni e il gruppo di italiani. Enrique Rada racconta: "Li ho visti sparire davanti a me, inghiottiti da un cumulo di nubi. Un fulmine, deve essere stato un fulmine".

A La Stampa, Piergiorgio Serloni, l'unico gestore italiano di una piccola compagnia di aerotaxi, la Chapi Air, rivela che il pilota dell'aereo scomparso Germán Marchán "aveva 72 anni e 18mila ore di volo sulle spalle" e che "era uno dei piloti più esperti e più stimati qui a Los Roques. Anche il suo collega era esperto e di ore ne aveva 5mila". Per questo Serloni ipotizza che quello che è successo sia stata una "fatalità", immaginando che "Germán ha fatto i suoi calcoli e ha pensato di poter entrare nel cumulo di nubi senza avere problemi ma lì deve essere successo all'improvviso qualcosa di davvero tragico". Forse per una informazione non corretta, o per la scelta di una rotta più rapida, continua a La Stampa Serloni, il pilota si è azzardato ad antrare nel cumolo di nubi dove "a volte si scatena una tensione elettrica così forte che può colpire l'aereo in modo così forte da distruggere tutto in pochi secondi". Serloni conclude rivelando di aver "capito subito che la situazione era gravissima", ricordando che quel giorno il mare era molto mosso "con onde oltre tre metri che producono molta schiuma bianca. Ma bianco era anche l'aereo", spiegando infine che se i possibili detriti dell'aereo scomparso a Los Roques hanno oltrepassato la barriera corallina è difficilissimo rintracciarli poiché le profondità del mare raggiungono anche il chilometro e mezzo, come un interminabile "buco nero".

Insomma, la pista dell'incidente aereo per cause metereologiche sembra andare accreditandosi, anche se non tutti sembrano essere d'accordo con tale versione. Il comandante della Guardia Costiera venezuelana Raul Rivas afferma infatti: "Al momento della scomparsa dell'aereo le condizioni meteo erano favorevoli: c'era un bel sole e le condizioni atmosferiche NON possono essere state un fattore determinante nel possibile incidente dell'aereo".

• DALLA PRIMAPAGINA:

• POTREBBE INTERESSARTI:

• LE ALTRE NOTIZIE: