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Viterbo, pane all'arsenico: ISS smentisce, non esistono limiti massimi

L'Istituto Superiore di Sanità ha fatto il punto sull'arsenico nelle acque potabili, ammettendo che ci sono ancora zone a rischio nella provincia di Viterbo ed in cinque comuni di Roma. Uno studio dimostrerebbe presenza di arsenico nel pane, ma l'ISS precisa che non si può parlare di "livelli fuori norma" perché "non esistono limiti massimi stabiliti per legge sul contenuto di arsenico negli alimenti".

Qualche giorno fa, il 5 aprile, l'Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha fatto il punto sull'arsenico nelle acque potabili, ricordando che la terza deroga europea che consentiva di erogare acqua con livelli di arsenico superiori a dieci microgrammi per litro è scaduta il 31 dicembre 2012. Nonostante questo, fa notare l'ISS, in alcuni comuni della Regione Lazio l'emergenza non è cessata, tanto che dai rubinetti di 45 comuni della provincia di Viterbo e cinque comuni della provincia di Roma, per un totale di circa 260.000 residenti interessati, escono ancora acque non conformi relativamente alla quantità di arsenico.

Per riuscire ad avere un quadro attendibile dell'esposizione complessiva all'arsenico inorganico (acqua e catene alimentari) della popolazione delle aree a rischio, sottolinea sempre l'ISS, nel novembre 2010 il Reparto di Tossicologia alimentare e veterinaria del Dipartimento di Sanità pubblica veterinaria e sicurezza alimentare ha lanciato lo "Studio per valutare l'esposizione alimentare all'arsenico in popolazioni residenti nelle aree del Lazio caratterizzate dalla presenza di arsenico di origine geologica nelle acque destinate al consumo umano".

L'Istituto Superiore di Sanità quindi spiega: "L'indagine, svolta in collaborazione con gli Ordini dei medici, mira a caratterizzare il rischio per la salute mediante l'identificazione delle fonti e dell'entità dell'esposizione alimentare, la valutazione dell'effetto della cottura degli alimenti con acque contenenti arsenico e lo studio dell'efficienza del metabolismo dell'arsenico nelle popolazioni esposte. I primi dati di questo biomonitoraggio, pubblicati su Pure and Applied Chemistry nel 2012, mostrano un'esposizione ancora marcatamente superiore a quella attesa nella popolazione generale italiana, evidenziando la necessità di misure risolutive per ridurre tale esposizione. Il completamento dello studio consentirà a breve di caratterizzare l'eventuale rischio per la popolazione, con particolare riferimento ai soggetti vulnerabili, ovvero con un metabolismo dell'arsenico meno efficiente, e fornirà uno strumento prezioso per la protezione e la prevenzione".

I dati dello studio dell'Istituto Superiore di Sanità sul rischio a Latina, Roma e Viterbo, come diffusi oggi dai media, svelano anche che a Viterbo e in 16 comuni del viterbese la concentrazione dell'arsenico nell'organismo risulterebbe il doppio rispetto a quella nella popolazione generale. Le analisi sono state condotte su campioni di unghie e urine di 269 soggetti sani (da 1 a 88 anni di età) residenti nelle aree a rischio. Nei viterbesi, la concentrazione della sostanza nelle unghie è risultata pari a 200 nanogrammi per grammo contro gli 82 nanogrammi di un gruppo di controllo nella popolazione generale. Inoltre, mentre sono in corso analisi sugli ortaggi coltivati nelle zone a rischio, sembra che "concentrazioni di arsenico superiori ai livelli consentiti sono state rilevate, ad esempio, nel pane prodotto sempre nell'area del viterbese", come si legge per esempio su repubblica.it.

Pane all'arsenico, titolano quindi molti giornali, ma presto arriva una smentita da parte dell'ISS. "In merito alle notizie circolate oggi relative allo studio sull'arsenico, l'Istituto Superiore di Sanità precisa che l'identificazione di alimenti, incluso il pane, con livelli di arsenico inorganico superiori a quelli misurati in aree non impattate, è servita a ricostruire il quadro dell'esposizione nella quale intervengono sia gli alimenti sia l'acqua, ma non rappresenta un pericolo per la salute" si legge infatti in una nota, dove si precisa però che "non esistono limiti massimi stabiliti per legge sul contenuto di arsenico negli alimenti". Di conseguenza, l'ISS sottolinea che "è infondata la notizia di livelli di arsenico nel pane fuori norma" precisando comunque che "non vi sono evidenze del fatto che nella produzione alimentare siano mai state usate acque non conformi al limite fissato per l'arsenico, né nel viterbese né altrove".

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