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Polo di Bussi, ISS: acqua contaminata a 700mila persone, pericolo per salute

Una relazione dell'Istituto Superiore di Sanità per l'Avvocatura dello Stato, contenente i risultati della 'Consulenza tecnica sulla contaminazione in atto nell'area del polo industriale di Bussi', chiarisce che è stata distribuita, almeno fino al 2007, acqua contaminata a circa 700mila persone, quelle situate nell'area della Val Pescara (Abruzzo), sottolineando che "ci sono incontrovertibili elementi oggettivi coerenti e convergenti nel configurare un pericolo significativo e continuato per la salute della popolazione esposta agli inquinanti attraverso il consumo e l'utilizzo delle acque".

In un documento della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Pescara contenente i risultati della 'Consulenza tecnica sulla contaminazione in atto nell'area del polo industriale di Bussi' si legge che "l'acqua dei pozzi di campo Colle Sant'Angelo è stata ed è destinata ad uso potabile (immessa nell'acquedotto pubblico in miscela con acqua di altra provenienza) nonostante contaminata da sostanze organiche clorurate oltre i limiti per i siti inquinati di cui al D.Lgs 152/06 o D.M. 471/99 e soprattutto a volte oltre i limiti massimi previsti dal D.Lgs 31/01 (paragrafo 14.1)". Nella relazione dell'Istituto Superiore di Sanità per l'Avvocatura dello Stato viene precisato inoltre che "sebbene l'esistenza della grave situazione di inquinamento fosse stata denunciata dal proprietario del sito industriale (Ausimont) già nel 2001, non sembra che in concreto sia stato fatto granché per impedire che sostanze nocive venissero immesse nell'acqua destinata al consumo umano". Nel documento emerge che tra i contaminanti più pericolosi presenti nelle acque e nei suoli della zona compaiono tra gli altri cloruro di vinile, tricloroetilene, tricloroetano, piombo e mercurio, e cioè sostanze inquinanti per l'ambiente e "note per gli effetti cancerogeni sull'uomo", sottolineano i tecnici. Effetti che potrebbero minare la salute di circa 700mila persone, cioè la popolazione a cui è stata distribuita l'acqua contaminata come potabile.

Nella relazione a cura dell'ISS si legge infatti che "il porre in essere di contaminazioni massive ed imprevedibili e la mancanza di comunicazione sui rischi correlati alla presenza in falda delle sostanze inquinanti ha determinato che venisse posta in distribuzione in un vasto territorio e per un elevato numero di utenze (ca. 700.000 consumatori), senza limitazioni d'uso e controllo anche per fasce a rischio di popolazione o utenze sensibili (scuole, ospedali), acqua contaminata da miscele di sostanze di accertata tossicità; del significativo rischio in essere, non è stata data comunicazione ai consumatori che, pertanto, non sono stati in condizioni di conoscere la situazione ed effettuare scelte consapevoli". Circa 700mila persone, quindi, fino al 2007 (quando sono stati chiusi i pozzi) ha bevuto ed utilizzato acqua contaminata senza saperlo. "Del significativo rischio in essere non è stata data comunicazione ai consumatori che pertanto non sono stati in condizioni di conoscere la situazione ed effettuare scelte consapevoli" si legge tra le conclusioni della relazione dell'Istituto Superiore della Sanità, affermando che "ci sono incontrovertibili elementi oggettivi coerenti e convergenti nel configurare un pericolo significativo e continuato per la salute della popolazione esposta agli inquinanti attraverso il consumo e l'utilizzo delle acque".

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