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Discarica Bussi Montedison, processo su acqua inquinata: tutti assolti

Tutti assolti i 19 imputati a processo in Corte d'assise di Chieti, per le cosiddette discariche dei veleni della Montedison scoperte a Bussi sul Tirino (Pescara) nel 2007. Assoluzione arrivata anche dopo la relazione dell'Istituto superiore di sanità che aveva accertato "acqua contaminata da miscele di sostanze di accertata tossicità" distribuita a circa 700.000 persone.

Tutti assolti i 19 imputati a processo in Corte d'assise di Chieti, per le cosiddette discariche dei veleni della Montedison scoperte a Bussi sul Tirino (Pescara) nel 2007. La procura aveva chiesto condannne dai 4 ai 12 anni e otto mesi per disastro ambientale e avvelenamento delle acque. Prima della sentenza, la difesa degli imputati aveva esortato i giudici a "tenere la schiena dritta, perché fuori si invoca la forca". Eppure, durante il processo era stata depositata una relazione dell'Istituto Superiore di Sanità per l'Avvocatura dello Stato dove si legge che "l'acqua dei pozzi di campo Colle Sant'Angelo è stata ed è destinata ad uso potabile nonostante contaminata da sostanze organiche clorurate oltre i limiti". Tra i contaminanti più pericolosi presenti nelle acque e nei suoli della zona compaiono tra gli altri cloruro di vinile, tricloroetilene, tricloroetano, piombo e mercurio, e cioè sostanze inquinanti per l'ambiente e "note per gli effetti cancerogeni sull'uomo". Nella "Consulenza tecnica sulla contaminazione in atto nell'area del polo industriale di Bussi" veniva inoltre sottolineato che quest'acqua "venisse posta in distribuzione in un vasto territorio e per un elevato numero di utenze (ca. 700.000 consumatori), senza limitazioni d'uso e controllo anche per fasce a rischio di popolazione o utenze sensibili (scuole, ospedali), acqua contaminata da miscele di sostanze di accertata tossicità", con l'Istituto Superiore della Sanità che dichiarava che "ci sono incontrovertibili elementi oggettivi coerenti e convergenti nel configurare un pericolo significativo e continuato per la salute della popolazione esposta agli inquinanti attraverso il consumo e l'utilizzo delle acque". Il 2 dicembre, per anche questa vicenda, l'Italia è stata condannata dalla Corte europea a pagare una multa di 40 milioni di euro.

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