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Consiglio d'Europa: in Italia donne hanno "notevoli difficoltà" ad abortire

Il Consiglio d'Europa ha accolto il ricorso della CGIL sostenendo che le donne in Italia continuano a incontrare 'notevoli difficoltà' nell'accesso ai servizi d'interruzione di gravidanza, nonostante quanto previsto dalla legge 194.

"Il Consiglio d'Europa ha accolto il ricorso della CGIL sostenendo che le donne in Italia continuano a incontrare 'notevoli difficoltà' nell'accesso ai servizi d'interruzione di gravidanza - fa sapere in una nota l'esponente PD Roberta Agostini -, nonostante quanto previsto dalla legge 194. Inoltre, il Consiglio d'Europa ha affermato che i medici non obiettori sono discriminati e vittime di 'diversi tipi di svantaggi lavorativi diretti e indiretti' ".

Il Comitato europeo dei diritti sociali del Consiglio d'Europa denuncia una situazione in cui "in alcuni casi, considerata l'urgenza delle procedure richieste, le donne che vogliono un aborto possono essere forzate ad andare in altre strutture, in Italia o all'estero, o a mettere fine alla loro gravidanza senza il sostegno o il controllo delle competenti autorità sanitarie, oppure possono essere dissuase dall'accedere ai servizi di aborto a cui hanno invece diritto in base alla legge 194/78". Per il Consiglio d'Europa questa prassi porterebbe a "notevoli rischi per la salute e il benessere delle donne interessate".

La deputata Agostini ricorda quindi di aver presentato durante questa legislatura "diverse interrogazioni al governo sul tema. - sottolineando - In alcune regioni le percentuali di obiezione tra i ginecologi sono superiori all'80 per cento: in Molise (93,3 per cento), in Basilicata (90,2 per cento), in Sicilia (87,6 per cento), in Puglia (86,1 per cento), in Campania (81,8 per cento), nel Lazio e in Abruzzo (80,7 per cento).Quattro ospedali pubblici su dieci, di fatto, non applicano la legge 194 e continuano ad aumentare gli aborti clandestini".

"E' del tutto evidente come in Italia si stia violando il diritto alla salute delle donne e quanto sia urgente garantire il servizio di interruzione volontaria di gravidanza in ogni struttura e su tutto il territorio nazionale, nella piena applicazione della legge 194 del 1978. Chiediamo al governo e alle Regioni di agire subito assumendo le misure opportune e necessarie per assicurare i diritti delle donne e dei medici" conclude la parlamentare.

C'è chi invita invece ad una riflessione, anche all'interno del governo e delle Regioni, sul perché così tanti medici siano obiettori di coscienza sull'aborto, convinti probabilmente del fatto che la loro professione sia quella di salvare vite (anche di un feto) e non quella di provocare morte.

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