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Yemen: un anno in guerra. Anche Amnesty chiede stop armi, ma Mogherini tace ancora

A fine febbraio il Parlamento europeo ha approvato un emendamento che invita "a lanciare un'iniziativa volta a imporre un embargo sulle armi dell'UE contro l'Arabia Saudita" che le utilizza in Yemen. In attesa delle decisioni che adotterà l'Alto rappresentante dell'UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza è Amnesty a chiedere di interrompere tutti i trasferimenti di armi per non alimentare ulteriormente "le gravi violazioni dei diritti umani che hanno finora avuto conseguenze devastanti per la popolazione civile" yemenita.

A fine febbraio il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione nella quale si esortano le parti in guerra in Yemen a rispettare un accordo sul cessate il fuoco, votando a larga maggioranza anche un emendamento che invita l'Alto rappresentante dell'UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza Federica Mogherini "a lanciare un'iniziativa volta a imporre un embargo sulle armi dell'UE contro l'Arabia Saudita". Finora, la Mogherini non sembra aver lanciato alcuna iniziativa, nonostante tali armi partano anche dall'Italia violando di fatto il punto 2 della Posizione comune, atto del Consiglio dell'Unione europea.

L'iniziativa è stata invece presa da Amnesty International che, in occasione del primo triste anniversario dell'inizio del conflitto dello Yemen, ha chiesto agli Stati (tra cui USA, Regno Unito e Italia) di interrompere tutti i trasferimenti di armi per non alimentare ulteriormente "le gravi violazioni dei diritti umani che hanno finora avuto conseguenze devastanti per la popolazione civile" yemenita.
Amnesty ricorda infatti che "nell'ultimo anno, oltre 3000 civili - tra cui 700 bambini - sono stati uccisi e almeno due milioni e mezzo di persone sono state costrette a lasciare le loro case. Almeno l'83% della popolazione ha disperato bisogno di aiuti umanitari".

Il primo attacco aereo dell'Arabia Saudita contro il gruppo armato huthi, senza alcun mandato dell'ONU, risale al 25 marzo 2015. Da allora, "si è sviluppato un conflitto armato in cui tutte le parti hanno commesso ampie violazioni del diritto internazionale dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario, compresi possibili crimini di guerra. - chiarisce Amnesty - Per tutto lo scorso anno, gli USA e il Regno Unito, di gran lunga i principali fornitori di armi all'Arabia Saudita, paese guida della coalizione, e altri Stati tra cui l'Italia, hanno continuato ad autorizzare trasferimenti di quel genere di armi che sono state usate per commettere e facilitare gravi violazioni e generare una crisi umanitaria senza precedenti".

James Lynch, vicedirettore del programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International denuncia infatti: "Trascorso un anno, la risposta della comunità internazionale al conflitto dello Yemen è stata profondamente cinica e del tutto vergognosa. - ed aggiunge - I partner internazionali dell'Arabia Saudita hanno gettato benzina sul fuoco, sommergendo la regione di armi nonostante fosse sempre più evidente che quelle armi stavano facilitando il compimento di crimini agghiaccianti e che successive forniture avrebbero potuto essere usate per commetterne altri. Ma non solo: quei paesi non hanno neanche saputo istituire una commissione d'indagine indipendente e internazionale sulle violazioni che hanno devastato migliaia di vite civili. Gli irresponsabili e illegali flussi di armi alle parti in conflitto nello Yemen hanno contribuito direttamente a causare ai civili sofferenze su vasta scala. Ora è il momento che i leader mondiali la smettano di mettere gli interessi economici al primo posto e che il Consiglio di sicurezza imponga un embargo totale ai trasferimenti di armi destinate a essere usate nello Yemen".

Si precisa: "Dall'inizio del conflitto, Amnesty International ha documentato almeno 32 attacchi aerei da parte della coalizione diretta dall'Arabia Saudita che paiono aver violato il diritto internazionale umanitario. Questi attacchi, in cui sono stati uccisi almeno 361 civili tra cui almeno 127 bambini, hanno colpito ospedali, scuole, mercati e moschee e possono aver costituito crimini di guerra. Il 15 marzo almeno 44 civili sono stati uccisi e decine sono rimasti feriti in un devastante attacco aereo della coalizione contro l'affollato mercato di Khamees, nella provincia settentrionale di Hajjah, controllata dalle forze huthi. Gli abitanti hanno riferito ad Amnesty International che il mercato era pieno di gente che vendeva e comprava carne, pesce e ghiaccio. - e ancora - Amnesty International ha anche indagato su almeno 30 attacchi da terra, indiscriminati o portati a termine senza tener conto delle conseguenze, da parte delle forze huthi e di quelle alleate, composte da fedeli dell'ex presidente Saleh, nelle città meridionali di Aden e Ta'iz in cui sono stati uccisi 68 civili, tra cui decine di bambini. Le forze huthi e i loro alleati hanno usato quotidianamente armi imprecise come i colpi di mortaio contro i centri abitati, in violazione del diritto internazionale umanitario. Le forze huthi si sono poi rese responsabili di arresti arbitrari, imprigionamenti e rapimenti di presunti oppositori, compresi attivisti e giornalisti, e hanno sottoposto a una dura repressione le organizzazioni non governative e gli attivisti per i diritti umani nelle zone sotto il loro controllo".

Amnesty International Italia promuove inoltre a Roma due incontri pubblici a Roma (31 marzo al Maxxi e 1 aprile all'Università degli Studi Roma Tre) di approfondimento alla presenza di Donatella Rovera, senior crisis response adviser di Amnesty International, che negli ultimi 20 anni ha guidato missioni di ricerca documentando violazioni dei diritti umani in situazioni di crisi nelle aree di conflitto più pericolose al mondo dal Medio Oriente all'Africa del Nord fino ai conflitti dell'Africa subsahariana.

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