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Yemen, l'appello ad Alfano: ponga fine ad invio bombe in Arabia Saudita

A due anni dall'inizio del sanguinoso conflitto in Yemen, guerra dimenticata dai media mainstream ma che sta causando migliaia di morti, anche di fame, è l'Italia che potrebbe avviare una svolta, e non solo diplomatica. Se solo il ministro degli Esteri Angelino Alfano ed il governo Gentiloni decidessero di non inviare più bombe all'Arabia Saudita.

A due anni dall'inizio della guerra in Yemen, che sta causando la morte di un bambino ogni 10 minuti, è l'Italia che potrebbe dare un segnale di svolta, se il governo Gentiloni ascoltasse l'appello lanciato da 6 associazioni pacifiste.

Dopo un anno dalla risoluzione del Parlamento europeo che esortava le parti in guerra in Yemen a rispettare un accordo sul cessate il fuoco, l'Alto rappresentante dell'Unione per gli Affari Esteri Federica Mogherini non ha ancora lanciato nessuna iniziativa volta ad imporre un embargo sulle armi dell'UE contro l'Arabia Saudita, come chiedevano gli eurodeputati.

Armi che purtroppo partono anche dall'Italia. Dal nostro Paese, infatti, transitano diverse tonnellate di bombe e munizioni dirette all'Arabia Saudita, che dal 26 marzo 2015 ha dato il via l'operazione chiamata "Tempesta decisiva", vale a dire l'inizio di una sanguinosa guerra nello Yemen che non accenna a placarsi.

La guerra è iniziata a seguito di settimane di scontri tra ribelli Houti e le forze del presidente eletto Hadi, quando l'Arabia Saudita ha deciso di cominciare a compiere attacchi aerei sullo Yemen, mai autorizzati dalle Nazioni Unite, guidando una coalizione composta dai Paesi del Golfo Persico (eccetto l'Oman) insieme ad Egitto, Giordania, Marocco e Sudan.

Dall'inizio del conflitto, sono oltre 4.500 i morti civili e 8.000 i feriti, mentre il numero di sfollati supera i 3 milioni, ed altrettanti sono i bambini ed i giovani che non vanno più a scuola. E questo anche perché "i bombardamenti aerei condotti dalla coalizione guidata dall'Arabia Saudita hanno devastato le infrastrutture civili in Yemen, ma non sono riuscite a scalfire la volontà politica dell'alleanza Houthi-Saleh a continuare il conflitto", come si legge nel "Rapporto finale del gruppo di esperti sullo Yemen" trasmesso il 27 gennaio scorso al Consiglio di Sicurezza dell'ONU.

Nello stesso report, si mette inoltre nero su bianco che "il conflitto ha visto diffuse violazioni del diritto umanitario internazionale da tutte le parti in conflitto. Il gruppo di esperti ha condotto indagini dettagliate su questi fatti ed ha motivi sufficienti per affermare che la coalizione guidata dall'Arabia Saudita non ha rispettato il diritto umanitario internazionale in almeno 10 attacchi aerei diretti su abitazioni, mercati, fabbriche e su un ospedale".

A febbraio 2016, però, erano almeno sei le spedizioni di bombe (si parla di diverse tonnellate di armamenti) partite dall'Italia e dirette in Arabia Saudita che alimentano la guerra, e questo nonostante il punto 2 della Posizione comune, atto del Consiglio dell'Unione europea, vieta la vendita di armi "ai Paesi che non rispettano i più elementari diritti umani o dove ci sia il rischio che possano essere utilizzate per fini di repressione interna".

Ed infatti, il Rapporto dell'ONU documenta il ritrovamento, dopo due bombardamenti a Sana'a nel settembre 2016 "di più di cinque 'bombe inerti' sganciate dall'aviazione saudita contrassegnate dalla sigla 'Commercial and Government Entity (CAGE) Code A4447'. Quest'ultima è riconducibile all'azienda RWM Italia S.p.A. (Via Industrale 8/D, 25016 Ghedi, Italia)". Tra il 2015 ed il 2016 l'Italia ha infatti inviato all'Arabia Saudita bombe e munizionamento militare per un valore complessivo di circa 80 milioni di euro, stando ai dati elaborati dall'Osservatorio OPAL e dalla Rete Disarmo.

Le spedizioni sono state tutte effettuate dalla provincia di Cagliari e sono riconducibili alla RWM Italia, azienda del gruppo tedesco Rheinmetall, che ha la sua sede legale a Ghedi (Brescia) e la sua fabbrica a Domusnovas, non lontano da Cagliari. Tanto che la Procura di Brescia ha aperto un'inchiesta sulle forniture di bombe aeree all'Arabia Saudita.

"Spedizioni rese possibili solo con l'autorizzazione del Governo", denunciava l'Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere e le Politiche di Sicurezza e Difesa, ricordando che la legge italiana (numero 185 del 1990) vieta espressamente non solo l'esportazione, ma anche il solo transito, il trasferimento intracomunitario e l'intermediazione di materiali di armamento 'verso i Paesi in stato di conflitto armato, in contrasto con i principi dell'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite (e) verso Paesi la cui politica contrasti con i principi dell'articolo 11 della Costituzione (art.1. c6b)'".

Ed ecco perché Amnesty International, Oxfam, Movimento dei Focolari, Fondazione Banca Etica, Opal Brescia e Rete Italiana per il Disarmo, con il sostegno del missionario comboniano Alex Zanotelli, chiedono "con forza che la politica italiana dica da che parte vuole stare, se da quella della popolazione civile o dei produttori di armi. E che la 185/90 venga rispettata pienamente e nei suoi principi, non solo sulla carta".

"Nonostante le migliori intenzioni e le denunce avanzate dai parlamentari presenti al dibattito per un'economia disarmata dello scorso 14 marzo promosso nell'aula dei gruppi parlamentari dal Movimento dei Focolari - denunciano infatti i due responsabili Andrea Goller e Rosalba Poli - la situazione non sembra affatto rientrare tra le priorità del governo e delle forze politiche, quando basterebbe un semplice atto di indirizzo delle Commissioni Difesa di Camera e Senato per impegnare l'esecutivo a mantenersi in linea con i valori costituzionali. Non dare risposte vuol dire lasciare interi territori davanti al ricatto tra lavoro e concorso alla guerra. Occorre perciò una vera riconversione economica. L'impegno quindi non può che continuare nel segno di un forte appello alla coscienza di ognuno".

Da qui l'esortazione rivolta al ministro degli Esteri Angelino Alfano affinché l'Italia ponga "fine immediatamente al trasferimento di sistemi militari e munizionamento verso la coalizione guidata dall'Arabia Saudita, per prevenire ogni rischio di commettere o facilitare serie violazioni del diritto umanitario e dei diritti umani in Yemen".

"In seno alla comunità internazionale, e valorizzando la presenza dell'Italia nel Consiglio di Sicurezza ONU, occorre fermamente condannare l'uso di munizioni a grappolo nel conflitto e fare pressione affinché anche l'Arabia Saudita ratifichi il trattato internazionale sulle munizioni a grappolo, distruggendo quelle che ancora possiede", viene inoltre precisato.

Viene poi sollecitata "l'istituzione di una indagine internazionale indipendente per esaminare le violazioni da tutte le parti in conflitto, al fine di assicurare la giustizia, le responsabilità e il risarcimento per le vittime, promuovendo nel contempo in sede europea l'attuazione della Risoluzione del Parlamento europeo del 25 febbraio 2016 sulla situazione umanitaria nello Yemen che ha invitato 'il VP/AR (Federica Mogherini, ndr) ad avviare un'iniziativa finalizzata all'imposizione da parte dell'UE di un embargo sulle armi nei confronti dell'Arabia Saudita, tenuto conto delle gravi accuse di violazione del diritto umanitario internazionale da parte di tale paese nello Yemen e del fatto che il continuo rilascio di licenze di vendita di armi all'Arabia Saudita violerebbe pertanto la posizione comune 2008/944/PESC del Consiglio dell'8 dicembre 2008".

"Il popolo dello Yemen sta morendo di fame e non può sopravvivere a lungo in questa situazione", chiarisce Roberto Barbieri, direttore generale di Oxfam Italia, precisando: "Se le parti in conflitto - e coloro che lo alimentano con vendita di armi - continuano ad ignorare la crisi alimentare dello Yemen, saranno responsabili di aver causato una carestia".

© riproduzione riservata | online: | update: 29/03/2017

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