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ONU nega inchiesta su crimini di guerra in Yemen. USA sostiene Arabia Saudita

Il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione che ignora le richieste di un'inchiesta internazionale sull'escalation di abusi e sulle presunte violazioni delle leggi di guerra da parte di tutte le parti in conflitto nello Yemen. Human Rights Watch denuncia l'insufficiente sostegno da parte di alcuni paesi chiave, tra cui gli Stati Uniti, il Regno Unito e la Francia.

Il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha oggi adottato una risoluzione che ignora le richieste di un'inchiesta internazionale sull'escalation di abusi e sulle presunte violazioni delle leggi di guerra da parte di tutte le parti in conflitto nello Yemen. A rendelo noto è Human Rights Watch, con il vice direttore a Ginevra Philippe Dam che denuncia: "Omettendo la costituzione una seria inchiesta dell'ONU sullo Yemen devastato dalla guerra, il Consiglio dei Diritti Umani ha sprecato un'occasione importante per scoraggiare ulteriori abusi" nonostante le migliaia di vittime civili. Human Rights Watch rivela come i Paesi Bassi avessero in precedenza presentato una bozza di risoluzione per l'invio di una missione ONU nello Yemen, ma il 30 settembre è stata ritirata a causa della forte pressione dell'Arabia Saudita e per l'insufficiente sostegno da parte di alcuni paesi chiave, tra cui gli Stati Uniti e il Regno Unito. Diversi membri della coalizione saudita che conduce operazioni militari nello Yemen - tra cui Qatar, Bahrain, Egitto, Giordania ed Emirati Arabi Uniti - si sono infatti apertamente opposti alla richiesta di una missione delle Nazioni Unite.

Human Rights Watch sottolinea quindi come il gruppo di Paesi guidati dall'Arabia Saudita hanno presentato una sorta di contro proposta dove però, ovviamente, mancava qualsiasi riferimento ad un'indagine indipendente dell'ONU e si chiedeva solo una "assistenza tecnica" a sostegno di un comitato nazionale yemenita che però finora "non ha né studiato, né perseguito i gravi crimini internazionali commessi a partire dal 2011" né indagato sugli "eventuali crimini di guerra commessi da parte della coalizione saudita" precisa l'organizzazione in difesa dei diritti umani. L'ONU quindi continua ad ignorare le raccomandazioni fornite persino dal suo capo dei diritti umani, Zeid Ra'ad Al Hussein, che chiedeva l'istituzione urgente di una commissione internazionale indipendente ed imparziale per indagare sulle presunte violazioni e sugli abusi dei diritti umani in Yemen.

Human Rights Watch ricorda che dal settembre 2014 gli Houthi e di altri gruppi armati yemeniti, e da marzo la coalizione a guida saudita, hanno commesso gravi violazioni delle leggi di guerra e violazioni dei diritti umani. Inoltre, prosegue l'Ong internazionale, la coalizione guidata dall'Arabia Saudita ha condotto attacchi aerei indiscriminati e sproporzionati che hanno ucciso e ferito centinaia di civili e distrutto numerosi beni di carattere civile. Tra le violazioni al diritto bellico quella di lanciare razzi in aree popolate da civili, soprattutto nel sud dello Yemen, ma anche il maltrattamento dei prigionieri e l'arruolamento di bambini. Human Rights Watch avverte drammaticamente che la situazione umanitaria in Yemen continua a peggiorare, con circa l'80% della popolazione che necessita di aiuti. La crisi è ulteriormente aggravata dal fatto che la coalizione a guida saudita ha imposto il blocco delle importazioni e ciò può essere configurato come un crimine di guerra perché sta letteramente affamando la popolazione, visto che di norma il 90% dei generi alimentari e del carburante in Yemen viene importato. Inoltre, oltre 15,2 milioni di persone in Yemen non hanno accesso all'assistenza sanitaria di base e oltre 20 milioni non hanno accesso all'acqua potabile, il che sta contribuendo alla sempre maggiore diffusione di malattie come la febbre dengue, la poliomielite e la diarrea acuta.

A rendersi responsabili di questa situazione sono ora anche Stati Uniti, Regno Unito e Francia come accusa Philippe Dam sottolineando che questi Paesi "si sono piegati all'Arabia Saudita consentendo a questa di riscrivere la risoluzione e proteggersi dal controllo". Da ricordare che l'Arabia Saudita così come gli Emirati Arabi Uniti fanno parte anche della coalizione internazionale anti ISIS che bombarda la Siria, quella guidata dagli Stati Uniti.

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