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Yara Gambirasio, don Scotti: Nessuno è innocente. Sopratutto la stampa

Il parroco di Brembate di Sopra, don Corinno Scotti, scrive una lettera all'Eco di Bergamo per far sapere che la sua comunità "sta vivendo uno dei momenti più dolorosi della sua storia" e per sottolineare il suo "sconcerto per il comportamento di certi giornalisti".

"Nessuno è innocente. C'è una perversa solidarietà con il male che ci rende cattivi e ostili gli uni verso gli altri. Certo, noi non arriviamo a commettere certi delitti, ma anche la nostra cattiveria contribuisce a mettere semi di morte nel mondo" scrive in una lettera indirizzata al direttore dell'Eco di Bergamo il parroco di Brembate di Sopra, don Corinno Scotti.
Don Corinno Scotti non vuole esternare solamente il fatto che la sua comunità "sta vivendo uno dei momenti più dolorosi della sua storia" ma anche sottolineare il suo "sconcerto per il comportamento di certi giornalisti, soprattutto della televisione".
"C'è stato un giorno di settimana scorsa in cui c'erano giornalisti di cinque canali TV nei dintorni della chiesa e facevano domande, a dir poco, insulse" racconta il parroco.
Domande come "Che cosa dicono i bambini di Brembate Sopra di questa vicenda?" oppure "Secondo lei, Yara è ancora viva?" ma anche "Perché non dice tutto quello che sa?" e quando don Corinno Scotti risponde di non sapere nulla gli ribattono "Ma allora anche lei è omertoso".
La comunità di Brembate di Sopra non ha permesso la speculazione mediatica che è invece successa per il caso di Sarah Scazzi ma questo non ha impedito a molti di andare oltre al racconto del fatto di cronaca. In pochi pensano che dietro questa vicenda vi sono i genitori e i fratelli di Yara Gambirasio che non parlano della figlia con le persone che li vanno a trovare "per non mettere a disagio nessuno" scrive ancora nella lettera il parroco.
A mettere a disagio Maura e Fulvio, però sono proprio i giornalisti. "Il fatto che giorno e notte, nella strada a fondo chiuso dove abitano i genitori di Yara, sia necessario che una pattuglia della polizia locale stia di guardia per preservare l'intimità della famiglia, la dice lunga - scrive don Corinno Scotti - E non per tenere lontano i curiosi, ma le telecamere".
Il parroco racconta poi di un episodio emblematico, cioè di quando ha detto al padre di Yara: "Scusa, ma io non ho mai detto alla stampa che tu avresti scritto un messaggio da leggere in chiesa" al che Fulvio Gambirasio avrebbe risposto solamente con un "Non preoccuparti, anche i giornalisti hanno bisogno di lavorare".
"Per fortuna non tutti i giornalisti sono così" scrive don Corinno Scotti, perché ci sono quelli che, come la giornalista della Rai che è scoppiata in lacrime per la vicenda di Yara, cercano di fare il proprio mestiere pensando quanto più possibile ai fatti e non alle vendite, o agli accessi o agli incassi pubblicitari.
Perché il giornalista, soprattutto in questo momento storico, deve prima di tutto cercare di non cavalcare l'onda di quella massa "spaesata, indifferente, cinica" e soprattutto "prigioniera delle influenze mediatiche" descritta dal Rapporto Censis solo pochi giorni fa, perché un un domani ne avrà tutta la responsabilità storica.

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