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Processo Bossetti, anatomopatologa: Yara prima colpita in testa e poi seviziata

E' il giorno della deposizione dell'anatomopatologa Cristina Cattaneo, consulente della Procura, nel processo sull'omicidio di Yara Gambirasio, di cui è accusato il muratore di Mapello Massimo Giuseppe Bossetti. La dottoressa conferma che Yara è stata colpita alla testa e seviziata nel campon di Chignolo d'Isola, dove morirà poche ore più tardi non per le ferite d'arma da taglio ma per ipotermia.

E' il giorno della deposizione della dottoressa Cristina Cattaneo, consulente della Procura, nel processo sull'omicidio di Yara Gambirasio, di cui è accusato il muratore di Mapello Massimo Giuseppe Bossetti. La Corte d'assise di Bergamo ha però stabilito che in Aula potevano rimanere solo le parti ed i giornalisti ma non il pubblico, poiché durante l'udienza sono state mostrate le immagini del ritrovamento del corpo di Yara Gambirasio. In Aula la dottoressa Cristina Cattaneo conferma il giudizio già espresso nei referti, e cioè che la 13enne di Brembate di Sopra, scomparsa il 26 novembre 2010, è morta proprio nel campo di Chignolo d'Isola dove è stato ritrovato il suo corpo il 26 febbraio 2011. Secondo l'anatomopatologa, tutte le tracce riscontrate fanno infatti pensare che Yara Gambirasio sia stata aggredita e ferita nel campo di Chignolo d'Isola, dove morirà poche ore più tardi per la debolezza dovuta al sanguinamento per le ferite d'arma da taglio e per ipotermia poiché "presentava piccole ulcere gastriche e aveva un'alterazione dei valori di acetone nei tessuti" e perché nello stomaco c'erano ancora "tracce di bucce di piselli, amidi e fibre di carne".

La Cattaneo spiega che presumibilmente le ferite, nessuna delle quali mortali, sono state inferte quando Yara Gambirasio era già incosciente forse per via di una ferita al capo (anche questa non letale). "Aveva un trauma cranico - chiarisce - ma non sappiamo se fosse in corso un'emorragia cerebrale". Secondo l'accusa, Yara Gambirasio sarebbe stata quindi tramortita nel campo e successivamente seviziata. I tagli "erano precisi - spiega la dottoressa - pertanto furono fatti mentre Yara non si muoveva e, inoltre, non vi è alcuna ferita da difesa". Tra queste ferite, una sola era "di punta e taglio" situata sotto la mandibola. "Con ogni probabilità - sottolinea la Cattaneo - Yara è stata colpita con una lama molto affilata, da vestita. Perché c'è piena corrispondenza tra diverse lacerazioni degli abiti e le ferite sottostanti sul corpo". La dottoressa ipotizza però che l'aggressore di Yara, nel ferirla presumibilmente con un coltello, ha avuto come dei "cincischiamenti". "C'è un taglio che va da lato a lato della gola, che sfiora la trachea senza reciderla" prosegue la Cattaneo, precisando che alcune ferite erano anche "profonde" e che potevano provocare "sanguinamento e dolore" ma nessuna mortale.
L'anatomopatologa si è poi soffermata sulle tracce di calce trovate sul corpo e sugli indumenti di Yara Gambirasio e sulle microsfere trovate invece sotto le sue scarpe, particolari che fanno pensare al mondo dell'edilizia. Yara Gambirasio sarebbe quindi venuta in contatto "di qualcuno o qualcosa che, sporco di calce, è venuto in contatto sia con la pelle, sia con gli indumenti, sia con le lesioni di Yara"

A supporto della tesi che Yara Gambirasio è morta nel capo di Chignolo d'Isola anche il fatto che la bambina stringeva "nella mano destra degli arbusti" tipici di quella zona, mentre sotto le unghie e "nel braccialettino di stoffa che portava" risultavano "attaccate spine di quel campo". La Cattaneo conferma che il corpo non presentava segni di violenza sessuale ma evidenzia che alcuni tagli inferti al tronco farebbero pensare che l'aggressore abbia sollevato i vestiti di Yara Gambirasio, che fu anche girata per proseguire le sevizie. Durante l'udienza si apprende infine che la Procura aveva fatto piazzare una telecamera nel cimitero di Brembate di Sopra per riprendere le persone che si recavano sulla tomba di Yara Gambirasio. In nessuna delle riprese appare mai Giuseppe Bossetti.

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