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Omicidio Yara: zia di Massimo Giuseppe Bossetti lavora in casa Gambirasio

In mano agli inquirenti non ci sarebbe solo il DNA di Massimo Giuseppe Bossetti, indicato come il presunto assassino di Yara Gambirasio. La Procura di bergamo accusa Massimo Giuseppe Bossetti dell'omcidio di Yara Gambirasio anche in base ad altri indizi, come i tabulati telefonici e il fatto che la zia biologica lavora (o lavorava) nella casa della famiglia Gambirasio.

In mano agli inquirenti non ci sarebbe solo il DNA di Massimo Giuseppe Bossetti, indicato come il presunto assassino di Yara Gambirasio. Il DNA avvalorerebbe infatti ulteriori sospetti che da tempo ricadevano sull'uomo. Il DNA sarebbe stato prelevato a Massimo Giuseppe Bossetti con la scusa di dover effettuare un test alcolemico a seguito di un controllo stradale. Una volta acquisito il codice genetico di Bossetti, la scientifica l'ha confrontato con il DNA individuato nelle tracce di sangue presenti su alcuni indumenti di Yara Gambirasio. I RIS avrebbero quindi scoperto che i due DNA erano sovrapponibili al 99,9%. Gli inquirenti sono giunti a Massimo Giuseppe Bossetti partendo dal presunto padre naturale dell'uomo, cioè Giuseppe Guerinoni, l'autista di Gorno deceduto nel 1999 che avrebbe avuto una relazione extraconiugale. Gli investigatori, dopo lunghe indagini, sono quindi risaliti anche alla donna un tempo amante di Guerinoni, che viverebbe a Terno d'Isola, un paesino a pochi chilometri da Brembate di Sopra, dove viveva Yara Gambirasio, e Mapello, dove vive e lavora come muratore Massimo Giuseppe Bossetti con la sua famiglia (moglie e tre figli). Confrontando il DNA della donna, si è quindi giunti a Massimo Giuseppe Bossetti, che avrebbe anche una sorella gemella. Gli inquirenti sembrano però aver concentrato le indagini solo sull'uomo, anche se una gemella, se omozigote, potrebbe avere un DNA del tutto simile a quello del fratello. Oltre al DNA, gli investigatori avrebbero però nel cassetto anche dei tabulati telefonici che dimostrerebbero come il cellulare di Massimo Giuseppe Bossetti abbia agganciato il giorno dell'omicidio la cella telefonica della zona dove è stato ritrovato il cadavere di Yara Gambirasio, a Chignolo d'Isola. I sospetti si sono infine maggiormente concentrati sull'uomo poiché la zia biologica di Massimo Giuseppe Bossetti a quanto pare lavora (o lavorava ai tempi dell'omicidio) nella casa della famiglia Gambirasio. Stando all'accusa, Massimo Giuseppe Bossetti poteva quindi conoscere, almeno di vista, Yara Gambirasio.

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