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Caso Yara Gambirasio: dal DNA alle intercettazioni. Procura chiude indagini

Il 26 novembre la Procura di Bergamo ha deciso di chiudere ufficialmente l'indagine sull'omicidio di Yara Gambirasio esattamente 4 anni dopo il ritrovamento del suo corpo, che ricordiamo avvenne per caso. La Procura accusa Massimo Giuseppe Bossetti di omicidio volontario con l'aggravante delle sevizie e della crudeltà. Nelle centinaia di migliaia di pagine raccolte dalla Procura le prove che incastrerebbero il muratore di Mapello, dal DNA alle intercettazioni con la moglie.

Il 26 novembre la Procura di Bergamo ha deciso di chiudere ufficialmente l'indagine sull'omicidio di Yara Gambirasio esattamente 4 anni dopo il ritrovamento del suo corpo, che ricordiamo avvenne per caso. La Procura accusa Massimo Giuseppe Bossetti di omicidio volontario con l'aggravante delle sevizie e della crudeltà perché Yara Gambirasio "ricevette tre colpi al capo con un oggetto contundente e plurime coltellate in diverse regioni del corpo e abbandonata agonizzante in un campo isolato" come si leggeva nel provvedimento di fermo dell'unico indagato a firma del pm Letizia Ruggeri. Per quanto riguarda il DNA che ha portato all'arresto di Bossetti, la Procura parlava di "una sostanziale assoluta compatibilità con quello ritrovato sui leggings" di Yara Gambirasio. La Procura ipotizzava inoltre che "molto probabilmente il corpo di Yara Gambirasio era rimasto nel campo di Chignolo d'Isola dal momento della sua morte, avvenuta poche ore dopo la sua scomparsa, fino al momento del suo rinvenimento". Da qui la contestazione a Bossetti dell'aggravante della crudeltà poiché per i pm il muratore di Mapello sarebbe stato consapevole del rischio concreto a cui ha esposto Yara Gambirasio quando, il 26 novembre 2010, l'ha abbandonata ancora in vita nel campo di Chignolo. Ad uccidere la 13nne di Brembate di Sopra, infatti, non tanto le ferite che le erano state inflitte ma lo shock termico. La difesa di Massimo Giuseppe Bossetti, invece, appare convinta del fatto che Yara Gambirasio non sia stata uccisa a Chignolo d'Isola. Nel ricorso presentato al Tribunale del Riesame di Brescia, in cui si chiedeva la scarcerazione (rigettata) dell'uomo, veniva infatti presentata la tesi che le ferite sul corpo di Yara Gambirasio potrebbero essere state inferte da un "mancino e con un'arma importante". Gli avvocati del muratore, inoltre, hanno fatto notare che la maglietta indossata da Yara il giorno del suo omicidio era intatta nonostante la profonda ferita alla gola inflitta alla ragazzina, il che farebbe supporre che qualcuno l'avrebbe "spogliata e rivestita". Al vaglio degli inquirenti anche alcune intercettazioni in carcere tra la moglie del muratore e Bossetti, con l'uomo che avrebbe raccontato: "Il 26 novembre pioveva o nevicava, il campo era coperto di fango". Un particolare che fa sospettare gli investigatori perché fornisce l'impressione che il muratore fosse stato a Chignolo d'Isola proprio quella notte. A Bossetti è stato contestato anche il reato di calunnia nei confronti di uno dei suoi colleghi del cantiere di Palazzago, quello in cui lavorava all'epoca del delitto. Dalla chiusura delle indagini la difesa avrà venti giorni di tempo per acquisire copia del fascicolo, chiedere un nuovo interrogatorio dell'indagato o depositare memorie difensive scritte. Successivamente il pm potrà chiedere il processo, che si calcola dovrebbe iniziare verso luglio 2015.

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