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Wikipedia interrompe sciopero. Anche se il pericolo non sembra cessato

Wikipedia torna on-line dopo un paio di giorni di sciopero per protestare contro la cosiddetta norma "ammazza blog" introdotta nel DDL intercettazioni. Ma se un emendamento sembra poter salvare i blogger, basta una "lettera" a rendere tutto ancora molto pericoloso.

Lo sciopero di Wikipedia si è arrestato, almeno temporaneamente. Con l'annuncio dell'emendamento già ribattezzato "salva blog", l' "enciclopedia libera" sul web si riaccende, specificando in un messaggio che sovrasta tutte le informazioni che "le modifiche al disegno di legge non sono ancora state approvate in via definitiva". "Non sappiamo, quindi, se sia ormai scongiurata l'approvazione della norma nella sua formulazione originaria - si legge ancora nel comunicato - approvazione che vanificherebbe gran parte del lavoro fatto su Wikipedia". E naturalmente su tutti i siti informatici italiani. Wikipedia sembra aver vinto quella battaglia che avrebbero invece dovuto portare avanti tutti cittadini italiani, in difesa della loro libertà di espressione e di stampa. Per questo molti osservatori si stupiscono quando, per esempio, sentono un Luca Cordero di Montezemolo affermare che "è in atto un potente risveglio della società italiana" e che "c'è grande voglia di impegnarsi". Frasi che sembrano dimostrare come la classe dirigente italiana sia, o voglia essere, molto distante dalla realtà. La norma "ammazza blog", al comma 29 del DDL intercettazioni, chiamato emblematicamente nella sua interezza "legge bavaglio", potrebbe essere modificato dall'emendamento Cassinelli, obbligando la rettifica solo alle testate giornalistiche on-line. Per i blogger sarebbe, naturalmente, un sospiro di sollievo, sempre che l'emendamento infine venga approvato, visto che sul disegno di legge pende la spada di Damocle della fiducia. Ma se Wikipedia in tal caso potrebbe cessare la protesta, non così dovrebbero fare gli italiani, se fosse mai iniziata. Da ricordare, infatti, che per la stampa esiste già una norma, quella appunto che il DDL intercettazioni andrebbe a modificare, e cioè la legge 8 febbraio 1948 n. 47. Il comma 29 del DDL andrebbe quindi ad introdurre, se approvato con l'emendamento Cassinelli, l'obbligo di rettifica però "senza commento", e inoltre una norma che alcuni osservatori giudicano pericolosa e liberticida, anche se la stampa mainstream finora non ne ha mai fatto cenno. Alla lettera "C" del comma 29 (http://is.gd/a68d4d) vi è infatti una norma che sembra voler introdurre l'obbligo, per la stampa non periodica, di comprare a proprie "cura e spese" indicati dalla "persona offesa", uno spazio per la rettifica "su non più di due quotidiani a tiratura nazionale", entro "sette giorni dalla richiesta". In poche parole, sembra che si voglia introdurre, nella legge 8 febbraio 1948, una norma che obbligherà "l'autore dello scritto" pubblicato su "stampa non periodica", e visto che non è specificato il contrario forse anche quella su internet, a rettificare magari su La Repubblica e sul Corriere della Sera, a proprie spese (http://is.gd/LpenUq). Ma sembra che nessuno si sia accorto (o si voglia accorgere) di questa strana lettera "C" del comma 29. Tanto che ad alcuni probabilmente sarà sorto il dubbio che forse la libertà di stampa sia ormai finita già da tempo.

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