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WikiLeaks: vittoria in Islanda contro blocco Visa e MasterCard

Il tribunale di Reykjavík, in Islanda, ha condannato la Valitor a ripristinare le donazioni a favore di WikiLeaks, che si erano interrotte dopo il blocco di Visa, Bank of America, MasterCard, PayPal e Western Union a seguito dei Cablogate. Una "vittoria significativa" per Julian Assange.

Prima "significativa vittoria" per WikiLeaks e Julian Assange, che attende ancora la risposta dell'Ecuador riguardo la sua richiesta di asilo politico .
Il tribunale di Reykjavík, Islanda, ha infatti stabilito che la Valitor, ex Visa Islanda, ha violato i termini contrattuali stipulati con WikiLeaks, attraverso Datacell (società islandese che elabora le donazioni), applicando il blocco delle transazioni dopo che il sito fondato da Julian Assange ha pubblicato i 250mila cablogrammi diplomatici statunitensi.
Visa, Bank of America, MasterCard, PayPal e Western Union, infatti, si sono rivelati come "strumenti di politica estera del governo americano", come sottolineava Julian Assange subito dopo il blocco, spiegando: "Senza risorse nemmeno noi, per quanto efficienti, possiamo continuare - ed evidenziando - WikiLeaks ha pubblicato la più grande fuga di notizie nella storia del giornalismo. Questo ha innescato una rappresaglia aggressiva da parte di gruppi di potere. Dal 7 dicembre 2010 un blocco finanziario arbitrario e illegale è stato imposto da Bank of America, VISA, MasterCard, PayPal and Western Union. L'attacco ha distrutto il 95% dei nostri ricavi. Il blocco è entrato in vigore entro dieci giorni dal lancio del Cablegate come parte di un concertato attacco politico con base negli USA che ha incluso attacchi al vetriolo da parte di autorevoli esponenti politici di destra, incluse le chiamate all'assassinio contro lo staff di WikiLeaks. Il blocco è al di fuori di qualsiasi processo di responsabilità pubblica. E' senza controllo democratico o di trasparenza".
Come ricorda The Guardian, MasterCard e Visa hanno giustificato tale scelta affermando che WikiLeaks sarebbe "coinvolto o facilita" l'attività illegale, anche se per qualcuno tale giudizio potrebbe risultare soggettivo ed arbitrario, visto che il portale e l'attività di Julian Assange non è sotto alcuna indagine (anche se negli USA pare che un Grand Jury ci stia già lavorando da tempo, discretamente).
Il vice-presidente di PayPal, invece, avrebbe ammesso che l'azienda avrebbe avuto pressioni da parte del Dipartimento di Stato USA.
L'avvocato Sveinn Andri Sveinsson di Datacell spiega alla Reuters che il tribunale ha ordinato alla Valitor di riattivare entro due settimane le donazioni, stabilendo una multa di 3mila sterline per ogni giorno di ritardo.
Julian Assange sottolinea appunto come questa sia "una vittoria significativa contro il tentativo di Washington di mettere a tacere WikiLeaks - sottolineando - Noi non staremo mai in silenzio. La censura economica è censura. E' sbagliata. Quando ciò è fatto al di fuori dello Stato di diritto è doppiamente sbagliata. Uno ad uno tra coloro che sono coinvolti nel tentativo di censura di WikiLeaks si troveranno dalla parte sbagliata della storia".
Tra i media internazionali però c'è già chi si domanda se la sentenza che condanna Valitor avrà effetto anche su Visa e MasterCard, che potrebbero non sentirsi obbligate a trasmettere il denaro di un titolare della carta di credito alla "banca emittente", in questo caso l'islandese Valitor.
Nel frattempo, WikiLeaks attende anche la fine dell'indagine che sta portando avanti la Commissione europea, dopo che il sito fondato da Julian Assange ha presentato una denuncia contro il blocco bancario nel luglio del 2011.
Quanto successo a scapito di WikiLeaks, comunque, dovrebbe forse far riflettere sulla "pericolosità" di una politica che punta progressivamente ad abolire il contante a vantaggio della moneta elettronica.
Con le carte di credito, infatti, si sottoscrive un contratto per poter utilizzare dei soldi (solitamente i propri), ed in futuro (se prossimo o lontano dipenderà dai cittadini) il rischio potrebbe essere quello di non essere più liberi di utilizzarli come meglio si crede .

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