le notizie che fanno testo, dal 2010

WikiLeaks rischia la chiusura. Aiutare Julian Assange non ha prezzo

WikiLeaks se la rete non si muoverà, se gli "indignados" di tutto il mondo non metteranno mano ai portafogli, rischia di non farcela. Gli oltre 15 milioni di dollari persi per il "blocco finanziario illegale" al sito di Julian Assange pesano come un macigno. E il "mainstream" se la ride.

"WikiLeaks needs you!". Questa volta il "needs you" non è detto dello Zio Sam ma dal suo antagonista 2.0, ovvero quel Julian Assange, che, volenti o nolenti, ha contribuito a cambiare il mondo. Ovviamente per la gente che lo vuole cambiare, per gli altri il mondo è rimasto sostanzialmente uguale, dato che in televisione di Julian Assange quando se ne parla lo si fa poco e male, quasi come fosse un NO TAV. Ora però WikiLeaks, il progetto che ha rivelato al mondo lo squallore di operazioni fatte da governi all'insaputa dei propri cittadini, il sito che ha rivoluzionato il modo di fare giornalismo d'inchiesta, rischia la chiusura. Dopo la tristissima vicenda che ha visto la pubblicazione della password segreta dell'enorme file criptato su un libro, e l'allontanamento di Assange e del suo progetto dai giornali che prima avevano collaborato con lui (http://is.gd/psCVPc), lo spegnimento definitivo dei riflettori mediatici su WikiLeaks sembra deciso. A meno che la rete ed il popolo che ora occupa le piazze, anche quelle digitali, non si faccia sentire, aprendo anche il portafoglio. Sul sito wikileaks.org infatti ora si legge questo messaggio in homepage: "Siamo costretti a sospendere temporaneamente le pubblicazioni mentre ci occupiamo della nostra sopravvivenza economica. Per quasi un anno siamo stati in lotta con un blocco finanziario illegale. Non possiamo permettere alle gigantesche compagnie della finanza USA di decidere che cosa debba fare il mondo intero con i propri soldi. Le nostre battaglie sono costose. Abbiamo bisogno del vosto sostegno per reagire". Con l'invito di donare subito (qui http://shop.wikileaks.org/donate). Sulla pagina delle donazioni c'è poi un bellissimo e commovente "spot" di WikiLeaks che fa il verso alla celebre comunicazione di Mastercard, una delle compagnie protagoniste del "blocco". Perché i "cambiamenti portati dal proprio lavoro", e scorrono le immagini della "primavera araba" dal computer di Assange, non hanno prezzo. E per tutto il resto, per WikiLeaks, Mastercard stavolta non c'è.

• DALLA PRIMAPAGINA:

• POTREBBE INTERESSARTI:

• LE ALTRE NOTIZIE: