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WikiLeaks: per Obama nulla di nuovo ma Pentagono apre inchiesta penale

Il portale internet WikiLeaks pubblica documenti inerenti la guerra in Afghanistan che svelano fatti e situazioni che per Barack Obama "non rivelano nulla di nuovo". Il Pentagono vuole aprire un'inchiesta penale e la fonte di WikiLeaks potrebbe essere lo stesso del video con l'elicottero che nel 2007 sparava a dei civili a Baghdad.

Il portale internet WikiLeaks pubblica documenti inerenti la guerra in Afghanistan che svelano fatti e situazioni che per il Presidente dell'Afghanistan Hamid Karzai e per il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama "non rivelano nulla di nuovo" mentre per Julian Assange, fondatore di WikiLeaks, invece "potrebbero esserci prove di crimini di guerra. Starà a un tribunale decidere se qualcosa è un crimine. Detto questo, nel materiale sembrano esserci prove di crimini di guerra".
Nonostante i documenti pubblicati non fossero secretati, da quanto si apprende, la fuga di notizia rivela episodi che nessun'altro media aveva reso di dominio pubblico. Nei dossier si legge di civili morti, di unità segrete col compito di fermare i talebani e trattenerli senza alcun tipo di processo, della collaborazione tra le intelligence, soprattutto con i servizi segreti pakistani (Isi), di Osama Bin Laden, delle attività dei militari italiani nella provincia di Herat e dei droni, i veicoli senza pilota.
WikiLeaks già lo scorso aprile aveva fatto parlare si sé quando diffuse un video che mostrava un elicottero americano Apache che sparava ad una decina di civili, tra i quali anche due reporter della Reuters.
Dopo questa ennesima fuga di notizie il Pentagono pare voglia aprire un'inchiesta penale e ancora una volta sembra che ad aver inviato i rapporti a WikiLeaks sia stato il 22enne dipendente dell'Intelligence Bradley Manning, lo stesso che aveva consegnato il video dell'elicottero del raid a Baghdad e che per questo fatto fu allora arrestato e messo in carcere.
I 92mila rapporti del Pentagono che vanno dal gennaio 2004 al dicembre 2009 (quindi sia sotto l'amministrazione Bush sia sotto l'amministrazione Obama), sono visionabili sul portale di WikiLeaks sotto il link "Afghan War Diary, 2004-2010".
Il "New York Times", il "Guardian" e il "Der Spiegel" hanno diffuso le informazioni in anteprima, e a chi le accusava di aver agito con leggerezza poiché potevano rappresentare una minaccia per la sicurezza degli Stati Uniti e dei suoi alleati, le testate giornalistiche hanno risposto che "la maggior parte delle relazioni è rappresentata da documenti di routine banali, ma molti hanno un impatto rilevante su una guerra che dura quasi da nove anni".
In Italia purtroppo invece non vi è stato nessun tipo di approfondimento riguardo i dossier anche se, citando Julian Assange "è compito del buon giornalismo parlare degli abusi di potere". E stavolta non c'era nessun bavaglio che impediva di raccontare i fatti.

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