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WikiLeaks inaugura il "fuori tutto":251mila cablo in chiaro su Torrent

WikiLeaks pubblica il file "cables.csv" in chiaro, senza "sbianchettamenti" ma lo fa "obtorto collo" visto che la password del "vaso di Pandora" che contiene i 251,287 cablogrammi delle ambasciate USA, era stata stampata su un libro di un giornalista del Guardian. Ed ora tutti "mollano" Assange.

Sui giornali di questi giorni Julian Assange, fondatore e direttore di WikiLeaks, è ancora una volta nei guai per la sua mania di "salvare il mondo". Dopo che, anche per prestigiosi osservatori, senza di lui e WikiLeaks non sarebbe mai scoppiata la "Primavera araba" e molte nefandezze che i governi nascondono ai propri cittadini non sarebbero mai venute alla luce, Assange sembra ora non "servire più" ed il suo tempo "essere scaduto". O meglio, il suo tempo, quello della "gogna", è appena iniziato a meno che non beva il Gin della Vittoria al Caffè del Castagno e pronunci la fatidica frase (sorridendo sinceramente però, sennò non vale): "Io amo il Gran Fratello". Julian Assange, che ora, proprio come Emmanuel Goldstein di "1984" viene dipinto sui giornali come un "losco figuro, egocentrico, vanesio, intrattabile, monomaniaco hacker, paranoico" e chi più ne ha più ne metta, incomincia addirittura ad apparire in foto in cui lo si mostra bolso ed anche con la barba non fatta da giorni (che soprattutto in Italia, tempio dell'apparenza, equivale ad essere automaticamente un barbone o uno della mala). Ma che cosa ha combinato questa volta il fondatore di WikiLeaks alla stampa "mainstream" e ai soloni globali? Probabilmente ha fatto quello che, da un uomo detenuto "without charge" da 272 giorni, non ci si aspetterebbe, e cioè ancora il suo mestiere, quello di pubblicare ciò che non può "non essere pubblicato". Stavolta più che mai. Il "fattaccio" comincia il 2 settembre quando WikiLeaks decide di pubblicare interamente i 251,287 cablogrammi delle ambasciate USA di cui era in possesso. Lo fa completamente "in chiaro", ovvero senza nomi "sbianchettati", senza alcuna censura, insomma con nomi e cognomi, indirizzi, numeri e tutto ciò che c'è scritto sui dispacci. Con tutto ciò che questo comporta. Ma la pubblicazione di WikiLeaks è stata fatta "obtorto collo" ed ecco perché, anche per attenti osservatori, la scelta di Julian Assange è perfettamente coerente, comprensibile e se vogliamo "democratica", dato che la decisione della "pubblicazione" sembra sia stata prima votata a maggioranza (schiacciante) dai "follower" della sua pagina su Twitter (che sono oltre un milione). Ma quale è stato il motivo scatenante di questo "fuori tutto" di WikiLeaks che invece era solita centellinare le uscite dei "cablo" e faceva un lavoro di redazione enorme, in collaborazione con testate giornalistiche internazionali "selezionate"? Purtroppo il motivo è molto banale: la sicurezza dello storico archivio globale dei cablogrami USA in possesso di WikiLeaks è stata "compromessa". L'archivio, insieme ad altri materiali di WikiLeaks girava da mesi su torrent, come "assicurazione sulla vita" di Assange. I file erano assolutamente criptati con sistema PGP (Pretty Good Privacy) e virtualmente inapribili. Uno di questi però, il più importante, quello chiamato "cables.csv" è diventato improvvisamente invece "un libro aperto" grazie ad un giornalista che ne ha pubblicato, semplicemente, la password. A fare questa azione assolutamente "innocente" è David Leigh del Guardian (uno dei partner di WikiLeaks). La pubblicazione è avvenuta sulle pagine del suo libro "WikiLeaks: Inside Julian Assange's War on Secrecy", pubblicato nel Febbraio scorso, ed ha avuto il potere di aprire il "vaso di Pandora" di WikiLeaks. A David Leigh la password per aprire "cables.csv" era stata data personalmente da Assange, sembra in parte scritta su un foglio e in parte vocalmente (come consigliano le nonne hacker che lavoravano al PDP-1). Il giornalista afferma che Assange l'avrebbe definita "temporanea" ed ecco perché l'avrebbe pubblicata sul suo libro. Un'azione "prudente", come osservano in molti ironicamente in rete, che oltretutto "non aggiungeva niente alla storia", osservano altri. Oppure "aggiungeva, e molto", rispondono altri ancora. La "scoperta" che la password pubblicata sul libro di Leigh aprisse uno dei file criptati che conteneva l'intero archivio degli "United States embassy cables", è stata rivelata al grande pubblico a fine agosto da un quotidiano tedesco e poi rilanciata da un altro partner di WikiLeaks in Germania, il Der Spiegel. A questo punto "cables.csv", virtualmente in possesso di chiunque nel mondo, scaricato tramite "torrent" era apribile quanto una scatoletta di sardine e non poteva che essere presa una decisione da parte di Assange: pubblicare tutto, ufficialmente, e "as is", cioè "così com'è", senza "sbianchettamenti". Difatti il vero problema, quello che avrebbe potuto innescare guai ancora peggiori, soprattutto per persone che davvero non "c'entrano niente" sarebbe stato non garantire, da parte di WikiLeaks, la pubblicazione dell'"originale". Il più grave pericolo sarebbe stato infatti quello che "i nomi", in quel file criptato, potessero misteriosamente "cambiare, essere manipolati e manomessi" per poi essere "ripubblicati" come "originali", come suggerisce un esperto di sicurezza informatica tedesco. A quel punto sarebbe stata la beffa del secolo: WikiLeaks avrebbe dovuto smentire i suoi stessi documenti, insomma il delirio e il pubblico ludibrio assicurato. E così tutto è in linea e a disposizione del mondo, senza filtri, senza redazioni, senza sbianchettamenti di sorta. I 251,287 cablogrammi in vari formati, tra cui uno ricercabile full-text sono su internet (cablegatesearch.net e wikileaks.org/cablegate.html). Intanto il Guardian, sulle accuse di Assange ben spiegate nel suo editoriale ("Guardian journalist negligently disclosed Cablegate passwords" http://is.gd/WH2srg), mette le mani avanti comunicando che "rifiuta totalmente ogni addebito circa la diffusione dei cablogrammi inediti". Ma c'è di più, le grandi testate internazionali che prima avevano "collaborato" con Assange (Guardian, News York Times, Der Spiegel, El Pais, Le Monde) sembrano girare le spalle all'hacker australiano con un comunicato congiunto: "Deploriamo la decisione di pubblicare i cablo non editati: così si può mettere a rischio la vita delle fonti" e aggiungono "Difendiamo quel che abbiamo fatto in collaborazione con WikiLeaks ma siamo uniti nel condannare la non necessaria pubblicazione dei dati completi", scrivono i quattro giornali. E concludono: "La decisione di pubblicare da parte di Julian Assange è stata sua e sua soltanto". Intanto Assange, prigioniero nel Norfolk da 272 giorni, con un braccialetto elettronico e con un futuro dove si intravede anche l'emblematica tuta arancione di Guantanamo, dice, quasi ironicamente, a tutto il mondo: "Ora cercate voi".

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