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WikiLeaks: che Svezia interroghi Julian Assange via internet

Ancora una volta Julian Assange, questa volta per mezzo del portavoce di WikiLeaks perché "prigioniero" nell'ambasciata dell'Ecuador, ribadisce di essere disposto ad essere integgorato dalla Svezia. Ma non in Svezia.

Mentre Julian Assange rimane "prigioniero" nell'ambasciata dell'Ecuador visto che la Gran Bretagna ha già avvertito che non gli permetterà di uscire dalla sede diplomatica nonostante lo status di rifugiato politico, la portavoce di WikiLeaks Kristinn Hrafnsson ribadice che l'hacker-giornalista non intende sottrarsi all'interrogatorio dei magistrati svedesi. Come più volte dichiarato anche in passato, infatti, Julian Assange è disposto a rispondere all'accusa di "sexcrime" che gli viene mossa da due donne, a patto che l'interrogatorio non avvenga in Svezia, Paese che non ha fornito all'Ecuador garanzie sul fatto che da lì il fondatore di WikiLeaks non sarebbe stato poi estradato anche negli Stati Uniti, dove rischia un processo e la pena di morte per i cablo diffusi in questi anni. Il portavoce di WikiLeaks, che ricorda come Julian Assange "non è incriminato di alcun reato in nessun Paese", nonostante lo si voglia per forza arrestare, specifica quindi che il giornalista è disposto ad essere interrogato via web dalla magistratura svedese anche dall'interno dell'ambasciata dell'Ecuador. Per il momento, la Svezia non ha ancora fatto sapere se, finalmente, accetterà tale tipo di interrogatorio, a seguito del quale, magari, potrebbero cadere tutte le accuse nei confronti del fondatore di WikiLeaks, che a quel punto tornerebbe finalmente ad essere un uomo libero.

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