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WikiLeaks: "bannato anche da PayPal dopo pressioni USA"

Come una facile preda Julian Assange sta cadendo nella trappola del Mondo 2.0 che però si riempie la bocca di proclami inneggianti la "libertà di stampa e di espressione". Anche PayPal ha chiuso l'account di WikiLeaks, tra lo sgomento dei giornalisti ancora indipendenti.

Come una facile preda Julian Assange sta cadendo nella trappola del Mondo 2.0 che si riempie la bocca di Costituzioni e proclami inneggianti la "libertà di stampa e di espressione" e poi lo cerca per "farlo fuori", "mettendolo dentro".
Il web diventa un buco con WikiLeaks intorno, le infrastrutture si chiudono e si sbriciolano davanti a Julian Assange come i paesaggi di Fantàsia distrutto dal Nulla ne "La storia infinita". Questo è inaccettabile e lo dicono anche la Federazione Internazionale dei Giornalisti e Reporters sans frontières.
Assange con WikiLeaks ha prima avuto il benservito da Amazon, poi da altre società di software tra cui Tableau Software, poi da Everydns.net (che ha spento il WikiLeaks "domain") e oggi anche da PayPal che ha chiuso l'account e quindi il flusso di denaro verso il sito (donazioni da parte del mondo libero, almeno mentalmente).
PayPal come tutte le altre società giustificano la scelta per il fatto che WikiLeaks non avrebbe rispettato i "termini del servizio".
Su Twitter WikiLeaks risponde con un laconico tweet "PayPal bans WikiLeaks after US government pressure" cioé "PayPal ha 'bannato' WikiLeaks dopo pressioni del governo degli Stati Uniti".
Solamente oggi molti incominciano a capire l'importanza di un'internet "pubblica" e NEUTRALE e non legata ad un governo particolare, perché basta un "attimo" per sparire dalla rete.
Ecco perché, giustamente, come dice il fondatore di The Pirate Bay Peter Sunde è necessario (e sembra già al lavoro per costruirlo) un sistema alternativo ai DNS attuali controllati dall'ICANN californiano che, pur dovendo essere neutrale, è accusato da più parti di essere sotto influenza del governo USA.
L'affaire Assange, o il "cablegate" come lo si voglia chiamare, è la Prima Guerra Mondiale Informatica, come abbiamo già scritto.
Si sta costruendo un futuro dove non ci saranno più libri di carta, dove il contenuto "sgradito" del futuro "WikiLeaks" di turno sarà automaticamente cancellato da remoto.
Ecco perché oggi è importante civilmente schierarsi, perché questa è una guerra dove si vedranno chiaramente le "correnti" nel flusso che sembravano un unico fiume elettronico.
E saranno gli utenti (che forse scopriranno di essere anche cittadini) a giudicare se comprare in futuro un servizio o un bene da delle società che hanno boicottato uno zampillo di libertà di espressione.

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