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WikiLeaks: arrestato Assange il fondatore del giornalismo scientifico

Julian Assange, il fondatore del "giornalismo scientifico" alla fine è stato arrestato, tra il plauso di mezzo mondo, la soddisfazione di molti governi e l'indifferenza di quelli che dovrebbero essere i suoi colleghi. Ma c'è un mondo libero che non sta a guardare.

Julian Assange si è consegnato alle autorità britanniche, anche perché braccato dall'Interpol di mezzo mondo. Da Twitter WikiLeaks fa sapere: "Le azioni di oggi contro il nostro direttore Julian Assange non influenzeranno le nostre operazioni - annunciando - come sempre questa notte verranno rilasciati altri cablogrammi".
Il cablogate, quindi, non si "arresta" nonostante il fermo di Assange, che pare non verrà rilasciato almeno fino al 14 dicembre, giorno in cui sembra verrà interrogato.
E infatti pare che verrà diffuso un file dal nome dirompente ed evocativo, cioè "Il giorno del giudizio".
Non è chiaro se verrà pubblicato in queste ore o meno, quello che è certo è che WikiLeaks e Julian Assange fanno paura a molti Stati e a molti governi, e questa caccia all'uomo (che è anche un giornalista) inquieta quella parte di stampa libera che ancora sopravvive ad un mondo dominato dal servilismo.
Julian Assange, poco prima di consegnarsi alle autorità britanniche, ha scritto una lettera aperta pubblicata sul The Australian (http://tinyurl.com/36r82zb).
Il fondatore di WikiLeaks riporta inizialmente una frase scritta nel 1958 da un giovane Rupert Murdoch, allora proprietario ed editore del giornale di Adelaide The News, cioè che "nella gara tra la segretezza e la verità, è inevitabile che la verità vinca sempre".
Assange spiega che l'idea di fondare WikiLeaks è nata in Australia, con l'intento "di usare la tecnologia di internet per offrire nuovi modi per far uscire la verità".
"WikiLeaks ha coniato un nuovo tipo di giornalismo: il giornalismo scientifico" scrive Assange nella lettera spiegando che "il giornalismo scientifico permette di leggere una notizia, e poi di cliccare online per vedere il documento originale su cui si basa". Questo per permettere al lettore di capire se la notizia è stata riportata correttamente o meno e di giudicare il fatto in prima persona.
Julian Assange ricorda che "WikiLeaks non è l'unico a pubblicare i cablogrammi delle ambasciate USA" perché "altri media, tra cui il britannico The Guardian, il New York Times, El Pais in Spagna e Der Spiegel in Germania hanno pubblicato gli stessi dispacci".
"Eppure è WikiLeaks - continua il suo fondatore - che subisce le accuse e gli attacchi più duri dal governo USA e dai suoi accoliti, in quanto coordinatore di questi giornali".
Assange è chiaro (riportiamo la traduzione della lettera fornita da La Stampa - http://tinyurl.com/2wtzw2o): "Il primo ministro Gillard e il segretario di Stato USA Hillary Clinton non hanno avuto una parola di critica nei confronti degli altri giornali. Questo perché The Guardian, il New York Times e Der Spiegel sono vecchi e grandi, mentre WikiLeaks è ancora giovane e piccolo. Noi siamo gli 'underdog' (quelli su cui non scommette nessuno). Il governo Gillard sta cercando di 'sparare al messaggero' perché non vuole che si riveli la verità, incluse informazioni sui propri traffici diplomatici e politici".
Julian Assange sottolinea di essere accusato dagli USA "di alto tradimento" ricordando però che lui è "un cittadino australiano, non un cittadino americano".
Il fondatore di WikiLeaks conclude la sua lettera evidenziando che "in una sentenza storica nel caso dei Pentagon Papers, la Corte Suprema USA ha dichiarato che 'solo una stampa libera e senza bavagli può esporre in modo efficace gli imbrogli in un governo'. La tempesta attorno a WikiLeaks oggi rinforza la necessità di difendere il diritto di tutti i media a rivelare la verità".

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