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WikiLeaks anticipa rapporto Chilcot: email Hillary Clinton su guerra Iraq

Il 6 luglio verrà pubblicato il rapporto Chilcot, che esamina il ruolo che ha avuto Tony Blair durante l'invasione dell'Iraq a guida USA nel 2003. La Gran Bretagna infatti entrò in guerra sostenendo che Saddam Hussein era in possesso di armi di distruzione di massa, ma ciò non era vero. WikiLeaks anticipa il rapporto Chilcot e pubblica oltre 1200 email di Hillary Clinton che potrebbero forse rivelare un possibile pressing dell'ex Segretario di Stato USA nei confronti di Tony Blair.

"Le prossime email che pubblicherà WikiLeaks basteranno per far incriminare Hillary Clinton", aveva assicurato Julian Assange pochi giorni fa. Intanto il 4 luglio, non a caso il Giorno dell'Indipendenza americana, su Twitter WikiLeaks posta un link che rinvia ad una particolare ricerca effettuata sul database messo online nel marzo scorso che contiene 30.322 email conservate nel server di posta privato di Hillary Clinton.

Mentre era Segretario di Stato, la Clinton infatti si è ben guardata da utilizzare l'indirizzo governativo di posta elettronica, e sul caso sta ancora indagando la FBI anche se ad oggi non è stato emesso nessun atto d'accusa contro la candidata democratica alla Casa Bianca. E questo nonostante nel database di WikiLekas c'è almeno una email che proverebbe la violazione delle leggi federali da parte di Hillary Clinton.

In attesa della pubblicazione del rapporto Chilcot, WikiLeaks ha però messo a disposizione un archivio composto da 1.258 email private di Hillary Clinton relative alla guerra in Iraq, attraverso una ricerca mirata del database contenenti le parole iraq, baghdad, basra, mosoul. Le email potrebbero quindi rivelare un possibile pressing di Hillary Clinton nei confronti di Tony Blair.

Che cos'è infatti il rapporto Chilcot? Nel 2009 l'ex primo ministro inglese Gordon Brown ha annunciato una inchiesta pubblica sul ruolo che ha avuto la Gran Bretagna nella guerra in Iraq. In particolare il rapporto Chilcot (che prende il nome dal presidente della Commissione d'inchiesta Sir John Chilcot) esamina il ruolo che ha avuto Tony Blair durante l'invasione dell'Iraq a guida USA nel 2003.

E' noto ormai che la ragione ufficiale per cui il Regno Unito è intervenuto militarmente accanto agli Stati Uniti nella guerra in Iraq si è basato su un "falso". La Gran bretagna infatti aveva sostenuto che Saddam Hussein era in possesso di armi di distruzione di massa, mai esistite. La guerra in Iraq però, oltre a causare la morte di 150mila persone (tra cui 179 soldati britannici), ha destabilizzato tutto il Medio Oriente favorendo la nascita del terrorismo islamista.

Nel 2012, il governo britannico aveva posto il veto al rilascio del rapporto Chilcot (ufficilamente Iraq Inquiry) ma nel 2015 Sir John Chilcot ha annunciato che i documenti sarebbero stati pubblicati il 6 luglio 2016. La data quindi si avvicina e prima ancora di leggere il rapporto Chilcot c'è chi ipotizza contro Blair "una resa dei conti giudiziaria o politica". Alex Salmond, ex primo ministro scozzese, sottolinea infatti che non si può spingere un Paese in "un guerra illegale senza pensare che alla fine non ci sarà una resa dei conti".

Salmond pensa quindi di chiedere una sorta di impeachment contro Blair, che lo priverebbe di qualsiasi carica pubblica. La Corte penale internazionale (ICC) ha escluso che Blair possa mai venir processato per crimini di guerra, spiegando invece che si sta ipotizzando di introdurre nell'ordinamento il "crimine d'aggressione", reato però non potrà essere applicato retroattivamente.

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