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WikiLeaks: Libia minacciò Londra per attentato Lockerbie. La storia cambia

Il Cablegate cambia pezzi di storia "ufficiale", come quella sul disastro di Lockerbie. Al-Megrahi, uomo dei servizi segreti libici responsabile dell'attentato, fu scarcerato perché la Libia minacciò Londra, stando a quanto riportano i documenti di WikiLeaks.

Prima dell'11 Settembre il disastro di Lockerbie (21 dicembre 1988) era considerato l'attacco terroristico più sanguinoso condotto su un aereo civile ma coloro i quali sono ritenuti responsabili di aver piazzato l'esplosivo nella stiva del Boeing 747-121 della Pan Am che si è schiantato sulla città scozzese sono a piede libero.
Oltre alle 259 persone che viaggiavano sul volo PA 103, anche 11 abitanti di Lockerbie morirono e le indagini evidenziarono il ruolo avuto nell'attentato di due uomini appartenenti ai servizi segreti libici, Al Amin Khalifa Fhimah (scagionato in fase processuale) e Abdelbaset ali Mohamed al-Megrahi.
Al-Megrahi fu condannato all'ergastolo nel gennaio 2001 da una corte scozzese ma è rimasto nella prigione di Greenock (vicino Glasgow) solo fino al 20 agosto 2009. Al-Megrahi fu scarcerato ufficialmente per ragioni umanitarie, cioè perché malato terminale di cancro alla prostata. Il 21 agosto 2009 l'aereo personale del colonnello Gheddafi riportò in Libia l'uomo, accolto come "eroe nazionale" e il suo rilascio suscitò molte proteste, tra cui quelle degli Stati Uniti.
Al-Megrahi fu scarcerato perché, si disse, gli rimanevano solo tre mesi di vita mentre il 4 luglio 2010 lo stesso medico che aveva effettuato questa diagnosi affermò che l'uomo dei servizi segreti libici ha la possibilità di vivere per almeno altri dieci anni.
Questa è la verità finora conosciuta sul disastro di Lockerbie. Ma da ieri, dopo che The Guardian ha pubblicato nuovi cablogrammi di WikiLeaks, la storia è stata riscritta.
Nell'ottobre 2008 l'incaricato USA di affari a Londra, Richard LeBaron, avrebbe scritto a Washington che fu il dittatore libico Muammar Gheddafi a minacciare Londra di "enormi ripercussioni" se Al-Megrahi fosse morto in prigione in Scozia.
Anche un cablogramma dell'ambasciatore USA in Libia, nel gennaio 2009, comunicava che la Libia "ha convinto funzionari dell'ambasciata britannica che le conseguenze della morte di Al-Megrahi in prigione...sarebbero dure, immediate e difficilmente rimediabili", come riporta anche la Reuters.
L'ambasciatore USA, Gene Cretz, sottolinea invece che "specifiche minacce includono l'immediata cessazione di tutte le attività commerciali britanniche con la Libia, una diminuzione dei rapporti politici e dimostrazioni contro strutture britanniche - concludendo - Funzionari (libici, ndr) hanno anche fatto intendere che la sicurezza dei cittadini e dei diplomatici britannici in Libia sarebbe stata a rischio".

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