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WikiLeaks, Julian Assange: un anno chiuso in ambasciata. Tempo di principi

Il 19 giugno sarà passato un anno esatto da quando Julian Assange è entrato nell'ambasciata dell'Ecuador a Londra, per non uscirne più. Il ministro degli Esteri dell'Ecuador, Ricardo Patino, è arrivato in Gran Bretagna per incontrare il suo omologo William Hague e discutere del futuro del fondatore di WikiLeaks. La soluzione non sembra essere vicina ma "se si ha un principio si ha anche tutto il tempo del mondo".

Tra due giorni, sarà passato un anno esatto da quando Julian Assange è entrato nell'ambasciata dell'Ecuador a Londra, per non uscirne più, nonostante il governo di Rafael Correa abbia concesso al giornalista e fondatore di WikiLeaks l'asilo politico. Julian Assange, dopo una lunga battaglia, il 19 giugno di un anno fa ha deciso di chiedere la protezione dell'Ecuador per evitare l'estradizione in Svezia, dove pende contro di lui una accusa di sex crime. Il fondatore di WikiLeaks si è sempre detto innocente ed ha più volte chiesto di poter essere interrogato dai pm svedesi senza dover tornare in Svezia, per poter giustificare la sua posizione. Da sottolineare infatti che Julian Assange non deve essere processato, in Svezia, ma solo interrogato dopo che due donne hanno presentato "querela" contro il fondatore di WikiLeaks, reo a loro dire di aver fatto "sesso di sorpresa".

L'ultima volta che Julian Assange si è mostrato al mondo è stato nel dicembre scorso, quando si è affacciato da una finestra dell'ambasciata dell'Ecuador a Londra e nel corso di un toccate discorso ha ricordato come WikiLeaks sia "sotto una continua indagine dal Dipartimento di Giustizia USA". Assange, infatti, non vuole partire per la Svezia perché teme che da lì verrà ulteriormente estradato verso gli Stati Uniti, e Guantanamo. Da un anno, Julian Assange quindi vive in una stanza larga meno di cinque metri, che ospita giusto un letto singolo, una libreria, un piccolo tavolo e naturalmente una linea internet. Julian Assange da quella stanza non vede molta luce, e finché il governo della Gran Bretagna non glielo permetterà, non potrà uscire fuori dall'ambasciata per raggiungere l'Ecuador. Fuori dalla sede diplomatica, infatti, da un anno sono stanziati giorno e notte diversi poliziotti inglesi, pronti ad arrestare Julian Assange e ad estradarlo in Svezia appena metterà un piede fuori dall'ambasciata.

Ecco perché il ministro degli Esteri dell'Ecuador, Ricardo Patiño, è arrivato in Gran Bretagna per incontrare il suo omologo William Hague e discutere del futuro del fondatore di WikiLeaks. Patiño è passato a salutare anche Julian Assange, assicurando sul "buon umore" dell'hacker nonostante i "limiti del suo alloggio". Ricardo Patiño ha sottolineato che ha colto l'occasione per ribadire "faccia a faccia" a Julian Assange che "il governo dell'Ecuador rimane fermamente impegnato a proteggere i diritti umani e che continuerà a cercare rassicurazioni per evitare la sua estradizione verso un terzo Stato". Finora la Gran Bretagna non sembra minimamente intenzionata a non portare a termine il processo di estrazione di Assange verso la Svezia, ed ecco perché c'è chi ipotizza una possibile soluzione di compromesso diplomatica per superare questa impasse, che potrebbe arrivare se Londra e Stoccolma si impegnassero entrambe a non estradare Julian Assange negli Stati Uniti se il governo americano ne dovesse fare richiesta. Garanzia, questa, che difficilmente però verrà accordata.

Per il momento, quindi, Julian Assange sembra destinato a rimanere ancora chiuso dentro la sua stanzetta presso l'ambasciata dell'Ecuador, che non intende voltare le spalle al fondatore di WikiLeaks soprattutto dopo le sconvolgenti rivelazioni di Edward Snowden che svelano i programmi di sorveglianza della NSA da parte del governo statunitense ed anche inglese. "Per noi si tratta di una questione di principio" ha precisato infatti Patiño, chiarendo: "E se si ha un principio si ha anche tutto il tempo del mondo".

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