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WikiLeaks: Assange ricercato per sexcrime. Ok estradizione in Svezia

Il fondatore di WikiLeaks rischia l'estradizione il Svezia, la Corte di Londra ha dato il suo ok. La storia di Julian Assange sembra un romanzo, "1984" di George Orwell. Assange è accusato del reato di "sesso di sorpresa", che nella neolingua si riassume in "sexcrime".

Sembra proprio che "l'accerchiamento internazionale" nei confronti di Julian Assange stia avendo "successo", come aveva auspicato il Ministro degli Esteri Franco Frattini quando il fondatore di WikiLeaks fu arrestato.
La Belmarsh Court di Londra, infatti, ha sentenziato che Julian Assange dovrà essere estradato in Svezia accogliendo la tesi dell'accusa, che sosterrebbe che "se ci sono dei lati non chiari nell'inchiesta svedese il modo migliore per chiarirli è un processo in Svezia". Naturalmente i legali del giornalista faranno ricorso (hanno tempo una settimana) ma nel frattempo Julian Assange rimane a Londra agli arresti domiciliari e con un braccialetto elettronico, nonostante non sia mai stato "neppure incriminato". "Le procedure del mandato d'arresto europeo devono cambiare" denuncia Assange dopo la sentenza della Corte inglese.
Essere estradato in Svezia comporta, per Julian Assange, il rischio di essere poi consegnato nelle mani degli Stati Uniti, che hanno già aperto un'inchiesta contro il fondatore di WikiLeaks. Il rischio per il giornalista hacker è infatti quello di venir così trasferito a Guantanamo e addirittura essere condannato a morte dalla "giustizia" statunitense. Gli Stati Uniti, gli stessi che parlano di "diritti umani non negoziabili", non perdonano infatti ad Assange la pubblicazione dei cablogrammi riservati, e tantomeno quel famoso video che ha scioccato il mondo in cui si vede un elicottero americano uccidere una dozzina di civili iracheni.
In molti infatti sospettano, in primo luogo i legali di Julian Assange, che l'indagine svedese sia solo una "scusa" per trasferire più facilmente l'hacker negli USA.
A rendere lo scenario ancora più "inquietante" è che Julian Assange, come attesterebbe anche la sua scheda pubblicata sul sito dell'Interpol, è ricercato per "sexcrime". Ricordiamo che Julian Assange non è accusato di "stupro", nel senso classico del termine, ma di un reato chiamato in Svezia col nome di "sesso di sorpresa".
"Non sappiamo nemmeno cosa intendano esattamente per 'sesso di sorpresa', e non ce l'hanno spiegato", prosegue l'avvocato di Assange a Londra, Mark Stephens, dichiarando di sentirsi "come se fossi in un film surreale" (http://tinyurl.com/6bd5r6w).
O come il protagonista di un romanzo, per la precisione "1984" di George Orwell. Julian Assange, infatti, facendo sesso con due ragazze senza usare il preservativo (anche se in maniera del tutto consensuale) non ha fatto un "buon sesso" (o goodsex), rendendosi colpevole di quello che nella neolingua orwelliana viene chiamato con il nome di "sessoreato" o meglio "sexcrime".
La vita sessuale "era regolata dalle due parole in neolingua sexcrime e goodsex - spiega George Orwell nell'appendice di 1984 - La parola sexcrime copriva tutte le deviazioni e i reati a base sessuale: la fornicazione, l'adulterio, l'omosessualità, e ogni altra forma di perversione; in aggiunta a ciò, definiva anche i rapporti sessuali praticati senza ulteriori finalità. Non vi era alcun bisogno di enumerarli uno per uno, poiché tutti indicavano un reato ed erano tutti punibili, in linea di principio, con la morte" (George Orwell, 1984, Mondadori, traduzione di Stefano Manferlotti).
Alla stessa maniera sembra di ascoltare argomentazioni basate sul "bispensiero" quando gli Stati Uniti da una parte si fanno promotori di democrazia e libertà nel mondo mentre dall'altra sembra che per cercare di condannare Julian Assange potrebbero addirittura ricorrere all'Espionage Act, una legge del 1917 approvata per combattere lo spionaggio durante la prima guerra mondiale. Ma ciò che rende la vicenda ancora più grave è il fatto che una eventuale condanna negli Stati Uniti di Julian Assange potrebbe costituire "un pericoloso precedente per tutti i giornalisti investigativi nel mondo", come ha scritto Nicolas Lehmann e alcuni membri della rinomata scuola di giornalismo della Columbia University di New York al Presidente degli Stati Uniti Barack Obama.

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