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WikiLeaks: Assange ricercato in 188 Paesi da Interpol

L'Interpol ha inserito Julian Assange nella lista dei "most wanted" (più ricercati) ma ufficilamente non per le pubblicazioni di WikiLeaks ma perché ricercato in Svezia per stupro. Ma il fondatore di WikiLeaks ha sempre "offerto la propria disponibilità a essere interrogato".

L'Interpol ha inserito Julian Assange nella lista dei "most wanted" (più ricercati) ma ufficilamente non per le pubblicazioni di WikiLeaks ma perché ricercato in Svezia per stupro.
In questo modo il mandato d'arresto potrà scattare in qualsiasi dei 188 Paesi membri dell'Interpol rendendo ufficilamente Assange un ricercato internazionale. I legali di Julian Assange, che naturalmente tiene riservato il luogo dove risiede, rendono noto di aver presentato istanza presso la Corte Suprema svedese sottolineando che il fondatore di WikiLeaks non intende, come già detto in passato, sottrarsi alla magistratura, tanto da rendersi immediatamente disponibile ad essere interrogato per telefono, video o in altra via di comunicazione.
Ma pare che il procuratore capo Marianne Ny, che ha chiesto il mandato di arresto emesso dal tribunale svedese, voglia per forza interrogarlo di persona.
Ricordiamo che Marianne Ny, sembra aver affermato che la ragione della sua richiesta d'arresto nascerebbe dal fatto che vorrebbe interrogare Assange ma che non ci sarebbe mai riuscita, dichiarazione smentita dal legale del fondatore di WikiLeaks Mark Stephens che nei giorni scorsi in nota pubblicata su Twitter spiegava che il suo "cliente aveva ripetutamente offerto la propria disponibilità a essere interrogato, in Svezia e poi anche in Gran Bretagna (anche nell'ambasciata svedese), sia di persona che telefonicamente, in videoconferenza, per mail, o anche tramite una dichiarazione spontanea in forma di affidavit".
Julian Assange, d'altra parte, continua a professarsi innocente dall'accusa di stupro, molestie sessuali e coercizione nei confronti delle due donne che lo accusano, spiegando che sarebbe vittima di un complotto ordito dagli Stati Uniti. Qualche tempo fa, inoltre, l'intelligence australiana aveva avvertito Assange che ci sarebbe potuta essere la possibilità di false accuse per minare la credibilità del suo lavoro.

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