le notizie che fanno testo, dal 2010

WikiLeaks, Assange non si arrende. Follower Twitter sotto inchiesta

Julian Assange non si arrende, e non si consegna alla polizia britannica, perché, ricorda, il diritto d'asilo prevale sulla procedura di estradizione. Il giornalista teme infatti un processo negli Stati Uniti, dove l'inchiesta è già partita e sono citati in giudizio anche tutti i follower e i messaggi su WikiLeaks apparsi su Twitter, Google e Facebook.

Julian Assange ha ignorato l'ordine di comparizione emesso ieri dalle autorità britanniche, che "invitavano" il fondatore di WikiLeaks a recarsi questa mattina presso la stazione di polizia di Belgravia a Londra per iniziare il procceso di estradizione in Svezia.
Julian Assange, giornalista, è rimasto invece nell'ambasciata dell'Ecuador a Londra, dove si è rifugiato la scorsa settimana ed attende la risposta sulla sua richiesta di asilo politico.
La polizia inglese aveva ieri sottolineato che se Assange non si fosse consegnato sarebbe stato "passibile di arresto".
Naturalmente, finché il fondatore di WikiLeaks rimarrà "rifugiato" nell'ambasciata dell'Ecuador, le autorità britanniche non potranno arrestarlo, visto che ufficialmente ora si trova in uno Stato straniero e sovrano.
Julian Assange, contattato telefonicamente dalla BBC2's Newsnight, ha ricordato infatti che "il diritto d'asilo, sia a livello nazionale nel Regno Unito che internazionale, prevale sul diritto di estradizione".
Nel corso dell'intervista Julian Assange ha ribadito di avere le prove del fatto che gli Stati Uniti hanno piani segreti per costringerlo ad affrontare un processo negli USA.
Assange spiega che "negli Stati Uniti, almeno a partire dall'inizio del 2011, un Grand Jury è stato incaricato a Washington" di iniziare a raccogliere materiale per un processo contro il fondatore di WikiLeaks.
Julian Assange afferma che stanno "'tirando' dentro i testimoni, forzandone le testimonianze" sottolineando inoltre che "stanno portando in giudizio anche i dati registrati (relativi a WikiLeaks, ndr) estratti da Google e Twitter".
Nel gennaio del 2011, infatti, la notizia che Twitter, Google e pare anche Facebook abbiano ricevuto un'ingiunzione da parte della giustizia USA per consegnare immediatamente tutte le comunicazioni di e su Julian Assange, o legate a WikiLeaks.
In altre parole, chiunque nel mondo, e quindi anche in Italia, segua come "follower" la pagina WikiLeaks su Twitter entra a far parte del "mandato" (in inglese subpoena) spiccato dagli Stati Uniti contro Twitter. Tutti i follower di WikiLeaks su Twitter, insomma, fanno già parte dell'inchiesta che gli Stati Uniti stanno mettendo in piedi contro Julian Assange.

• DALLA PRIMAPAGINA:

• POTREBBE INTERESSARTI:

• LE ALTRE NOTIZIE: