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WikiLeaks: Assange estradato in Svezia. Prossima tappa Guantanamo?

Julian Assange potrà essere estradato in Svezia, dove sarà giudicato per il reato di "sesso a sorpresa". Ma la paura del fondatore di WikiLeaks è che la prossima tappa siano gli Stati Uniti, o forse direttamente Guantana Bay.

Julian Assange può essere estradato in Svezia. E' questa la decisione presa oggi dalla Suprema Corte britannica, anche se non all'unanimità.
Il ricorso di Julian Assange, fondatore di WikiLeaks e ricercato in Svezia per il reato di "sesso di sorpresa" , presentato contro le due precedenti sentenze di primo e secondo grado che avevano già deciso positivamente per l'estradizione, viene quindi respinto dalla Suprema Corte del Regno Unito.
In realtà, sembra che la sentenza dei giudici si sia basata in parte citando una Convenzione di Vienna che però non è mai stata discussa dalle parti, né menzionata nelle documentazioni presentate, e così i legali di Assange hanno 14 giorni di tempo per presentare un primo ricorso tecnico contro tale verdetto.
Julian Assange probabilmente però si appellerà anche alla Corte europea dei diritti dell'Uomo di Strasburgo per cercare di evitare l'estradizione, e questo perché "forze oscure", come le definì l'avvocato del fondatore di WikiLeaks , Mark Stephens, starebbero facendo pressioni alla Svezia per poter mettere le mani sull'hacker.
Come riportava mesi fa anche l'Indipendent, pare infatti che siano cominciate già da tempo delle discussioni informali tra gli Stati Uniti e la Svezia su una possibile consegna di Julian Assange alla giustizia americana, che intende processare il fondatore di WikiLeaks per aver diffuso materiale riservato sulla guerra in Iraq ed Afghanistan e pubblicato migliaia di cablogrammi a volte imbarazzanti per gli USA.
Negli Stati Uniti, però, Julian Assange rischia di finire a Guantanamo Bay e di essere condannato alla pena di morte, e questo perché "WikiLeaks ha pubblicato la più grande fuga di notizie nella storia del giornalismo", come sottolineava l'hacker nel corso di una passata conferenza stampa.
Julian Assange ha più volte infatti denunciato che il lavoro svolto da WikiLeaks "ha innescato una rappresaglia aggressiva da parte di gruppi di potere - ricordando - Dal 7 Dicembre 2010 un blocco finanziario arbitrario e illegale è stato imposto da Bank of America, VISA, MasterCard, PayPal and Western Union (...), entrato in vigore entro dieci giorni dal lancio del Cablegate come parte di un concertato attacco politico con base negli USA che ha incluso attacchi al vetriolo da parte di autorevoli esponenti politici di destra, incluse le chiamate all'assassinio contro lo staff di WikiLeaks. Il blocco (finanziario, ndr) è al di fuori di qualsiasi processo di responsabilità pubblica. E' senza controllo democratico o di trasparenza".
A condannare i metodi che sono stati applicati contro WikiLeaks anche la Federazione Internazionale dei Giornalisti (IFJ) e Reporters sans frontières (RSF) .
La IFJ sostenne che la "risposta degli Stati Uniti è disperata e pericolosa perché va contro i principi fondamentali della libertà di espressione e della democrazia" mentre RSF ricordava come "questa sia la prima volta in cui si è visto un tentativo a livello della comunità internazionale per censurare un sito web dedicato al principio di trasparenza".

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