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Siria, USA, Obama e i cablogrammi di WikiLeaks

Dopo la Tunisia, l'Egitto, la Libia, da cinque settimane anche in Siria è scoppiata la rivolta contro il regime del presidente Bashar al-Assad. Cinque settimane e oltre 200 morti, di cui 88 solo venerdì 22 aprile, a causa dei violenti scontri di piazza. Ma quanto queste queste rivoluzioni sono "spontanee"?

Dopo la Tunisia, l'Egitto, la Libia, da cinque settimane anche in Siria è scoppiata la rivolta contro il regime del presidente Bashar al-Assad. Cinque settimane e oltre 200 morti, di cui 88 solo venerdì 22 aprile, a causa dei violenti scontri di piazza accesi in seguito ad alcune manifestazioni organizzate in diverse città (da Damasco ad Aleppo e Banias) e indette dagli oppositori del regime alla fine della preghiera islamica del venerdì, appunto. E questa rivoluzione siriana presenta molti elementi comuni con le altre che l'hanno preceduta, in particolar modo quella egiziana. Il popolo della Siria, come quello dell'Egitto, succube di regimi dittatoriali, prende l'iniziativa e sempre tramite social network quali Facebook e Twitter organizza movimenti che sfoceranno poi in rivolta. E come era successo per l'Egitto, anche la Siria è al centro di alcuni cablogrammi diffusi da WikiLeaks. A fine gennaio 2011 era il quotidiano britannico "The Telegraph" a pubblicare un documento diplomatico riservato e diffuso da WikiLeaks, dove l'ambasciatrice Margaret Scobey spiegherebbe che un "giovane dissidente" egiziano del movimento "6 aprile" sarebbe stato "aiutato dalla stessa ambasciata a partecipare a un incontro di dissidenti a Washington, promosso dal Dipartimento di Stato". Come riportava anche La Repubblica, il giovane del movimento "6 aprile" al suo "ritorno al Cairo ha rivelato ai diplomatici USA che era stata formata un'alleanza fra gruppi di opposizione, con un piano per rovesciare nel 2011 il governo del presidente Mubarak. L'obiettivo del piano è installare un governo democratico in Egitto, prima delle elezioni presidenziali previste per il settembre di quest'anno" (http://tinyurl.com/6x8wmwc).
Qualche giorno fa, invece, è stato il quotidiano "Washington Post" a rendere noto che secondo cablogrammi diffusi da WikiLeaks il "dipartimento di Stato USA ha finanziato segretamente gruppi dell'opposizione siriana" come riporta la Reuters (http://is.gd/tmy6CB). Tali cablogrammi rivelerebbero che dal 2006, quindi sotto la presidenza Bush, fino ad almeno settembre 2010, cioè sotto la presidenza Obama, il Dipartimento di Stato americano avrebbe "finanziato con 6 milioni di dollari un gruppo di siriani in esilio per gestire un canale satellitare con sede a Londra, Barada Tv, e finanziare attività all'interno della Siria". A questo punto, quindi, qualcuno potrebbe domandarsi quanto queste rivoluzioni siano "spontanee" e quanto possano essere ritenute "affidabili" alcune informazioni sull'andamento della rivolta. Solo ieri Barack Obama, per esempio, oltre a condannare "l'atroce ricorso alla violenza" da parte del regime di Damasco, accusa il presidente Bashar al-Assad di "cercare l'aiuto dell'Iran nel reprimere la libertà dei cittadini siriani" invitandolo a "cambiare strada e ascoltare la voce del suo popolo".

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