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Pussy Riot e Julian Assange: due pesi e due misure

Il "caso Pussy Riot" e il "caso Julian Assange": due pesi e due misure (dalla comunità internazionale) sulla libertà di espressione.

Che per le Pussy Riot bisognerebbe avere pietà e "compassione nell'ambito della legge" (e forse anche per la loro musica), come aveva chiesto anche la Chiesa ortodossa russa prima della sentenza, è probabilmente fuori da ogni dubbio. I giudici di Mosca hanno invece giudicato Maria Alyokhina (24 anni), Nadezhda Tolokonnikova (22 anni) e Ekaterina Samutsevitch (29 anni), le tre ragazze appartenenti al gruppo punk russo ma dal nome molto internazionale e virale Pussy Riot, colpevoli di "teppismo a sfondo religioso", per essersi esibite il 21 febbraio scorso in una performance anti-Putin nella cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca. La corte, presieduta da Marina Syrova, ha ritenuto che la canzone cantata dalle Pussy Riot fosse infatti soprattutto "blasfema e insultante" poiché esprime "l'odio basato su affiliazione religiosa". Alle tre ragazze è stata inferta una condanna di due anni senza condizionale. Ma Nadezhda Tolokonnikova, che a quanto pare ha già ricevuto una offerta per posare su Playboy, Maria Alyokhina e Ekaterina Samutsevitch sembravano comunque soddisfatte del verdetto, forse perché il vero obiettivo è stato raggiunto. Tutto il mondo infatti parla e si mobilità per le Pussy Riot, da quello della musica a quello della politica. Celebre la presa di posizione di Madonna, dove spiega al pubblico di Mosca, tappa di un suo concerto, di essere "fortunata di venire da un Paese dove ha il diritto di esprimere la sua opinione" aggiungendo di "sognare e pregare che tutti nel mondo abbiano questo diritto". Ed infatti, poco dopo la sentenza di condanna, l'ambasciata americana in Russia giudica i "due anni di detenzione una misura sproporzionata", mentre l'Alto rappresentante per la politica estera dell'Unione europea Catherine Ashton sottolinea che "questo caso va ad aggiungersi alla recente impennata di intimidazioni e persecuzioni a sfondo politico di attivisti dell'opposizione nella Federazione russa". C'è poi la cancelliera Angela Merkel che afferma come "questo giudizio sproporzionato e duro non è in linea con i valori europei dello stato di diritto e della democrazia che la Russia riconosce" mentre l'Osce denuncia che "la libertà di espressione, in tutte le sue forme, sarà irrimediabilmente danneggiata se le pratiche e le leggi attuali non saranno modificate". Anche Amnesty International si schiera in difesa delle Pussy Riot, ritenendo le tre ragazze "prigioniere di coscienza". Peccato, potrebbe riflettere qualcuno, che lo stesso spirito di "democrazia", la stessa indignazione e la stessa difesa del diritto alla libertà di espressione non si sia visto anche per il "caso Assange", abbandonato dalla comunità internazionale nonostante l'Ecuador abbia ritenuto il fondatore di WikiLeaks avente diritto di asilo politico. La Gran Bretagna ha "minacciato" addirittura di invadere l'ambasciata dell'Ecuador a Londra , dove Julian Assange si è rifugiato da circa 2 mesi, pur di "mettere le mani addosso" al fondatore di WikiLeaks per andare ad estradarlo in Svezia dove non è incriminato di nessun reato, ma deve solo essere interrogato per difendersi da un'accusa di "sexcrime" stile orwelliana. Per Julian Assange, però, neanche una voce tra quelle sopracitate si è levata, forse perché il giornalista non ha indossato un passamontagna colorato cantando sopra l'altare di una Chiesa ma ha messo la propria faccia per difendere non solo la libertà di espressione, e di stampa, ma soprattutto quella di conoscenza e coscienza. E lo stesso pare abbia fatto Bradley Manning, attualmente sotto processo per essere la presunta fonte di WikiLeaks. Julian Assange non vuole andare in Svezia (ma vuole essere interrogato) perché ha il serio timore (e le prove) che da lì sarebbe a sua volta estradato negli Stati Uniti, dove non rischierebbe una sentenza di due anni ma la pena di morte. Ma evidentemente, Julian Assange non è abbastanza mainstream per essere difeso, e soprattutto ha colpito il nemico sbagliato.

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