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Julian Assange presto libero? Nel preservativo rotto nessun DNA

Julian Assange, il fondatore di WikiLeaks, potrebbe presto tornare ad essere un uomo libero. Sembra infatti che il famoso preservativo rotto all'origine dell'accusa di "sex crime" non contenga il DNA di Julian Assange.

Mentre Julian Assange, fondatore di WikiLeaks, rimane "intrappolato" dentro l'ambasciata dell'Ecuador nonostante il Paese gli abbia concesso asilo politico perché le autorità britanniche hanno promesso che lo avrebbero arrestato se avesse messo un piede fuori da consolato (circondato dalla polizia inglese), in Svezia le accuse contro il giornalista potrebbero presto decadere. La Svezia, infatti, ha chiesto l'estradizione di Julian Assange (con tanto di wanted da parte dell'Interpol) solo per interrogare il fondatore di WikiLeaks in merito ad alcune accuse di sex crime che gli sono state mosse da due donne. Assange, anche in questi ultimi giorni, ha ribadito di essere disponibile in qualsiasi momento ad un interrogatorio da parte dei magistrati svedesi, ma in collegamento internet. La paura di Julian Assange, e anche di Rafael Correa che gli ha concesso l'asilo politico in Ecuador, è infatti quella di essere estradato negli Stati Uniti subito dopo essere atterrato in Svezia, dove l'attenderebbe un processo per la diffusione delle migliaia di cablogrammi da parte di WikiLeaks. Finora la magistratura svedese non sembra essere intenzionata ad ascoltare la versione di Julian Assange tramite internet, ma forse a breve potrebbe non essercene più neanche bisogno.

Come riporta il Daily Mail, la scientifica forense svedese non avrebbe infatti trovato tracce di DNA di Julian Assange nel preservativo strappato consegnato alla polizia da una delle accusatrici del giornalista. L'accusa che la 33enne muove ad Assange, infatti, è quella di aver rotto intenzionalmente il preservativo per avere rapporti non protetti. Julian Assange si difende invece spiegando non solo di non aver mai rotto alcun preservativo ma di aver fatto sesso consensuale con la donna, tanto da essere rimasto nella sua abitazione per circa una settimana senza che lei accennasse al problema. Sembra però che dopo gli esami effettuati in due laboratori dalla polizia scientifica, il preservativo strappato non contenga il DNA di Julian Assange, e di conseguenza, se ciò fosse confermato, nessuno può dimostrare che sia stato indossato proprio dal fondatore di WikiLeaks. In giro però ci sarebbe anche un altro condom utilizzato da Julian Assange con un'altra donna, la sua seconda accusatrice ora 29enne, che però stando sempre al Daily Mail pare che abbia cambiato la versione iniziale, ammettendo agli inquirenti di non essersi opposta ad avere rapporti sessuali non protetti con l'hacker. L'ufficio del procuratore svedese ha rifiutato di commentare la notizia, spiegando che le indagini sono ancora in corso. Se tali indiscrezioni risultassero vere, presto Julian Assange potrebbe tornare libero di uscire, e non solo fuori dall'ambasciata dell'Ecuador.

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