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Julian Assange: pericolo Guantanamo e pena di morte se estradato

Per il fondatore di WikiLeaks, se sarà estradato negli USA, esiste il serio pericolo di essere rinchiuso nelle simpatiche prigioni "senza diritti umani" come Guantanamo oppure finire giustiziato. E questo non desta stupore, solo sonnolenza. Della ragione.

Il pericolo della televisione è la sua capacità di "appiattire". Una notizia vale l'altra e dopo uno squartamento nella fiction si passa all'assassinio del TG, al cartone animato dalle fanciulle ignude a Julian Assange, quello di WikiLeaks che "svela che Babbo Natale non esiste e che sono mamma e papà" ("Twitter: USA vuole i messaggi di area WikiLeaks" http://is.gd/kz4tN).
E tutto scorre nel "mainstream", tutto si dimentica, tutto muta e tutto diventa sempre più una "palta" dickiana (parliamo di Philip K. Dick) priva di qualsiasi appeal.
E in Italia che Julian Assange possa finire a Guantanamo Bay e rischiare la pena di morte, se estradato negli Stati Uniti, per aver diffuso a giornali selezionati nel mondo delle informazioni che fanno sembrare il Watergate un "piccolo chimico" confronto ad una industria petrolifera, non fa stracciare le vesti (anche perché griffate) a nessun opinion maker.
Anche la notizia che WikiLeaks sia in fortissime difficoltà economiche grazie al boicottaggio delle "carte di credito" è apparso fugacemente in qualche edizione dei TG, quasi con una nota di malcelata soddisfazione. C'è un "mondo" contro Assange e contro gli eroi che credono negli autentici principi delle costituzioni liberali (compresa quella americana), cioè il diritto di esprimere pubblicamente le proprie opinioni e i fatti di pubblico interesse.
Il Guardian inglese ci aggiorna sulla situazione del fondatore di WikiLeaks (http://is.gd/kzg7T) riportando la sintesi degli avvocati di Assange che si oppongono all'estradizione "in USA" che sembra scontata se il giovane giornalista finirà "in mani" svedesi.
Il team legale di Julian Assange sostiene che esista il "rischio reale" che gli Stati Uniti possano chiedere l'estradizione del fondatore di WikiLeaks "e/o una sua consegna illegale" "dove ci sarà un rischio che possa essere detenuto a Guantanamo Bay o altrove". "Infatti, se il Signor Assange sarà consegnato agli USA - continuano gli avvocati della difesa - senza che ci siano garanzie sulla pena di morte, vi è un rischio reale che potrebbe essere sottoposto alla pena capitale. E' infatti noto che personalità di spicco hanno sostenuto, se non addirittura dichiarato apertamente che il signor Assange debba essere giustiziato". Intanto l'udienza dove sarà discussa "l'estradizione" presentata dalla Svezia per l'accusa di "molestie sessuali", sarà discussa il prossimo 7 e 8 febbraio, ovviamente in Inghilterra dove Assange è ancora libero su cauzione.
E così, se il popolo non si farà sentire, tra una trasmissione di pupazzi animati seguita dai politici che alimentano centrali nucleari interrotti dalla partita di calcio, ci sarà, tra gli spot, anche Julian Assange, vestito d'arancione, nel braccio della morte.
Ma un sorso di Gin della Vittoria ci farà ancora amare il Grande Fratello.

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