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Julian Assange: Ecuador dà asilo. Londra viola Convenzione di Vienna?

Julian Assange, fondatore di WikiLeaks, nonché giornalista, ottiene l'asilo politico dall'Ecuador, ma la Gran Bretagna non ci sta e pur di estradarlo "minaccia" di fare un blitz dentro l'ambasciata ecuadoregna. Si va verso la violazione della Convenzione di Vienna.

Quello che sta portando avanti la Gran Bretagna nei confronti di Julian Assange, giornalista e fondatore di WikiLeaks, e lo Stato dell'Ecuador, non solo non ha precedenti (almeno in tempo di pace) ma ne crea di pericolosissimi. Dopo che la Gran Bretagna ha decretato l'estradizione in Svezia di Julian Assange, che in quel Paese, ricordiamo, deve essere solo interrogato per rispondere all'accusa di "sesso a sorpresa" , il fondatore di WikiLeaks si è rifugiato nell'ambasciata dell'Ecuador a Londra chiedendo asilo politico. Il timore di Julian Assange è che una volta in Svezia gli Stati Uniti, che a quanto pare stanno già organizzando un processo nei suoi confronti per aver diffuso attraverso WikiLeaks (ma anche attraverso molti media) documenti imbarazzanti per l'amministrazione USA, chiederanno (e otterranno) una sua estradizione verso "il Paese delle libertà". E dopo 56 giorni l'Ecuador ha deciso di concedere l'asilo politico ad Assange proprio perché la Svezia e gli USA si sono rifiutati di fornire garanzie che ciò non avverrà. "Se fosse estradato negli Stati Uniti, Assange non riceverebbe un processo equo e potrebbe essere giudicato da tribunali speciali o militari - afferma infatti il ministro degli Esteri dell'Ecuador Ricardo Patino - Sarebbe sottoposto a trattamenti crudeli e degradanti e condannato all'ergastolo o alla pena capitale. Di conseguenza, l'Ecuador sente che i timori di Julian Assange sono veritieri, che Assange potrebbe essere vittima di persecuzione politica a causa della sua decisa difesa della libertà di espressione e di stampa". Ma il Foreign and Commonwealth Office (FCO), dicastero del Regno Unito responsabile della promozione degli interessi del Paese all'estero, a capo del quale c'è un Segretario di Stato per gli Affari Esteri e del Commonwealth meglio noto come Foreign Secretary, ha avvertito che in Gran Bretagna esiste una legge che permette di togliere lo status diplomatico ad una ambasciata (in questo caso dell'Ecuador), permettendo così agli agenti della polizia di entrare. Tanto che dopo l'annuncio di accettazione da parte dell'Ecuador di asilo politico a Julian Assange, la polizia ha circondato l'ambasciata del Paese latino-americano. Sembra infatti che l'ambasciata britannica a Quito abbia scritto al governo ecuadoriano, ricordando come che nel Paese della regina Elisabetta II esiste "la Diplomatic and Consular Premises Act 1987 che permette di intraprendere azioni con il fine di arrestare il signor Assange negli attuali locali dell'ambasciata". Come spiega Carl Gardner sul suo blog, Head of Legal, questo sarebbe però permesso solo nel "rispetto del diritto internazionale". Ciò che si appresta invece a fare la Gran Bretagna è una violazione della Convenzione di Vienna, e il Paese che ha appena ospitato le "pacifiche" Olimpiadi sembra saperlo talmente bene che nella lettera inviata all'Ecuador si sottolinea "di considerare l'uso continuato dei locali diplomatici in questo modo (ospitando cioè Julian Assange) incompatibile e insostenibile con la Convenzione di Vienna" chiarendo "le gravi conseguenze" per le relazioni diplomatiche dei due Paesi. Come a dire, excusatio non petita, accusatio manifesta. Anche il ministro degli Esteri Ricardo Patino considera questo approccio della Gran Bretagna nei confronti dell'Ecuador una "minaccia esplicita", in flagrante violazione del diritto internazionale, se sarà effettuata, tanto che anche WikiLeaks ha precisato che "una minaccia di questo tipo è un atto ostile ed estremo non è proporzionato alle circostanze, ed è un assalto senza precedenti nei confronti dei diritti dei richiedenti asilo in tutto il mondo". Una fonte del governo britannico, invece, si è limitata a dire a Sky News che la revoca dello status diplomatico all'ambasciata dell'Ecuador "non è una minaccia, ma solo una legge britannica". Tra sette giorni, quindi, poiché il governo inglese avrebbe dovuto dare comunque un preavviso, la polizia britannica (magari la Regina potrebbe chiamare direttamente il suo fidato James Bond a concludere la missione) potrebbe effettuare un blitz presso l'ambasciata dell'Ecuador per arrestare Julian Assange. Dopo un incontro con il Presidente dell'Ecuador Rafael Correa, il ministro degli Esteri Patino ha ricordato: "Questo è immorale per uno Stato che si dice democratico, civile e rispettoso della legge. Se questo comportamento persisterà, l'Ecuador avrà risposte adeguate in conformità del diritto internazionale - e continua - Se le misure annunciate nella comunicazione ufficiale della Gran Bretagna si materializzeranno, queste saranno interpretate dall'Ecuador come un atto ostile e intollerabile oltre che un attacco alla nostra sovranità, e ci imporrà di rispondere con maggiore forza diplomatica". Anche Patino sottolinea che "tali azioni sarebbero una flagrante violazione della Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche e delle norme di diritto internazionale degli ultimi quattro secoli" nonché "sarebbe un precedente pericoloso perché avrebbe aperto una porta sulla violazione delle ambasciate, che sono uno spazio sovrano". Anche un ex ambasciatore britannico a Mosca, Tony Brenton, ha evidenziato alla BBC che se si comincia a vivere "in un mondo in cui i governi possono arbitrariamente revocare l'immunità ed entrare nelle ambasciate allora la vita dei nostri diplomatici e la loro capacità di condurre una normale attività in luoghi come Mosca e la Corea del Nord, dove sono stato, diventa quasi impossibile". Davanti all'ambasciata dell'Ecuador a Londra un gruppo di manifestanti si è radunato per dimostrare la propria solidarietà al fondatore di WikiLeaks e per protestare contro la politica del governo inglese. Un reporter della Reuters ha visto almeno tre manifestanti essere trascinati via dalla polizia, mentre circa 20 ufficiali erano davanti all'ambasciata cercando di allontanare una folla di circa 15 sostenitori. "Ho vissuto, lavorato e viaggiato in luoghi con dittature conclamate ma da nessuna parte ho visto una violazione della Convenzione di Vienna fino a questo punto", ha detto alla Reuters Farhan Rasheed, 42 anni, storico attivista, mentre Calle Liliana, 24 anni, studente ecuadoriano a Londra, si dice sconvolto al solo pensare che "il governo britannico è disposto ad entrare dentro una ambasciata per prendere Julian Assange con la forza. Mi fa pensare che non credono nei diritti umani". Come si possa, dopo tutto quello che sta accadendo, non credere che Julian Assange sia un perseguitato politico, sembra quindi paradossale. La madre del fondatore di WikiLeaks, Christine, ha ipotizzato che dietro questo approccio così "ostinato" da parte della Gran Bretagna di voler estradare Julian Assange in Svezia ci siano gli Stati Uniti, sottolineando ai giornalisti in Australia: "Ciò che gli Stati Uniti vogliono, gli Stati Uniti ricevono dai suoi alleati, a prescindere se questo è legale o etico o in violazione dei diritti umani o del diritto. Siamo tutti lacchè". Julian Assange, da dentro l'ambasciata dell'Ecuador, ha sottolineato, dopo aver saputo che la sua richiesta di asilo politico era stata accolta, di essere "grato al popolo, al presidente ecuadoriano Rafael Correa e al suo governo", e aggiunge: "Non è stata la Gran Bretagna o il mio paese d'origine, l'Australia, che si è alzata per proteggermi dalle persecuzioni, ma una coraggiosa e indipendente nazione latino-americana - concludendo - Mentre oggi è stata ottenuta una storica vittoria, le nostre lotte sono appena iniziate, perché l'indagine senza precedenti degli Stati Uniti contro WikiLeaks deve essere fermata". Il ministro degli Esteri dell'Ecuador Patino ha chiesto quindi che fosse garantito a Julian Assange il "passaggio sicuro" per lasciare l'ambasciata, ma il Foreign Office ha ribadito che ciò non sarà concesso.

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