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Il "metodo WikiLeaks" potrebbe essere usato per Greenpeace e Amnesty

WikiLeaks è sotto assedio finanziario. L'unico modo di fermare l'organizzazione era bloccare le donazioni dei suoi sostenitori, semplicemente "tagliando i ponti" dei circuiti della carte di credito. Con lo stesso metodo, avvisa Hrafnsson, potrebbero essere colpite anche Greenpeace e Amnesty International.

Julian Assange ha annunciato dalle pagine di WikiLeaks (Wikileaks.org) e contemporaneamente (lunedì 24 ottobre) in una conferenza stampa al Frontline Club di Londra che il sito che ha cambiato la storia della politica mondiale e dell'informazione globalizzata (volenti o nolenti e nel bene o nel male) potrebbe tra breve chiudere i battenti. La notizia, accolta con un certo cinismo dalla gran parte della stampa internazionale che l'ha, ricordiamo, anche "scaricato" senza molti sensi di colpa (http://is.gd/psCVPc), sta facendo il giro del mondo, ma rischia di arenarsi nel "gossip politico". D'altronde tutte le notizie riguardanti WikiLeaks, grazie ad un abile escamotage mediatico, sembrano essere state declassate a livello di "chiacchiere" non riuscendo a "passare" come veri e propri scandali tra l'opinione pubblica. Facili quanto tristi le battute "Scoop di WikiLeaks: Babbo Natale non esiste", che danno lo spessore sia di che cosa sia arrivato al lettore tramite la TV, sia quanto possa essere "allineata" certa stampa "mainstream". D'altra parte, come notano molti osservatori, in un'epoca di "tittytainment" per dirla con Zbigniew Brzezinski, non ci si poteva aspettare altrimenti, dato che anche il Watergate, di questi tempi, non avrebbe mai portato alla richiesta di impeachment di Richard Nixon. Julian Assange e il suo progetto ovviamente paga tutto questo, in un'epoca che fa della protesta e dell'indignazione, oltre emblematiche e spettacolari eccezioni, un mugugno di cinguettii (spesso vanesi) nel Mondo 2.0. Il fondatore di WikiLeaks alla conferenza stampa di Londra, con alle spalle un pannello che raffigura i loghi delle compagnie che lo hanno "boicottato" al contrario, afferma: "Senza risorse nemmeno noi, per quanto efficienti, possiamo continuare". L' "assedio finanziario" a WikiLeaks viene spiegato sinteticamente dallo stesso sito di Julian Assange: "WikiLeaks ha pubblicato la più grande fuga di notizie nella storia del giornalismo. Questo ha innescato una rappresaglia aggressiva da parte di gruppi di potere. Dal 7 Dicembre 2010 un blocco finanziario arbitrario e illegale è stato imposto da Bank of America, VISA, MasterCard, PayPal and Western Union. L'attacco ha distrutto il 95% dei nostri ricavi. Il blocco è entrato in vigore entro dieci giorni dal lancio del Cablegate come parte di un concertato attacco politico con base negli USA che ha incluso attacchi al vetriolo da parte di autorevoli esponenti politici di destra, incluse le chiamate all'assassinio contro lo staff di WikiLeaks.Il blocco è al di fuori di qualsiasi processo di responsabilità pubblica. E' senza controllo democratico o di trasparenza" (http://is.gd/92lZKt). Il blocco finanziario che ha coinvolto WikiLeaks è un precedente che la democrazia non può permettersi, sottolineano molti osservatori, e nella conferenza stampa al Frontline Club è lo stesso Kristinn Hrafnsson a ricordare quanto la questione che ha avuto oggi come vittima WikiLeaks potrebbe un giorno riguardare organizzazioni come Amnesty International e Greenpeace. Organizzazioni che basano la loro sopravvivenza sulle donazioni. Assange ricorda che solo in Europa Visa e Mastercard controllano il 97 per cento delle transazioni con carta di credito. Le parole del giornalista d'inchiesta di WikiLeaks non possono che far riflettere, dato che è legittimo immaginare che il giorno in cui le grandi potenze della finanza decideranno di "chiudere" qualche organizzazione che va contro i loro interessi particolari, userebbero la stessa strategia del "blocco finanziario" opposto a Julian Assange e il suo progetto. Insomma il "metodo WikiLeaks" potrebbe avere un seguito. A Luglio Assange aveva consegnato un esposto all'antitrust denunciando MasterCard e Visa per la violazione dei trattati dell'Unione Europea. La risposta potrebbe essere data dalla UE entro metà novembre e si potrebbe arrivare anche ad una procedura di infrazione per i due circuiti di carte di credito. Nel frattempo WikiLeaks ha bisogno di 3,5 milioni di dollari per sopravvivere per il prossimo anno. Se i canali di informazione alternativa sul web non si muoveranno, se i social network non si scalderanno come fanno giornalmente con Justin Bieber e Lady Gaga, se anche le grandi organizzazioni non stigmatizzeranno i "metodi" che hanno portanto all'assedio finanziario di WikiLeaks, il sito di Assange chiuderà. L'appello dei sostenitori di Assange va anche a quegli "indignados" che, probabilmente, senza WikiLeaks, forse non sarebbero mai esistiti.

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