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Ecuador conferma asilo a Julian Assange: sia liberato per motivi umanitari

Sono quasi 3 anni che Julian Assange, giornalista e fondatore di WikiLeaks, è costretto dentro l'ambasciata dell'Ecuador a Londra. L'Ecuador conferma che continuerà a fornire asilo politico a Julian Assange "per tutto il tempo necessario e fino a quando la sua vita non sarà più in pericolo", chiarendo però che questa situazione di stallo dovrà "sbloccarsi al più presto per motivi umanitari".

Sono quasi 3 anni che Julian Assange, giornalista e fondatore di WikiLeaks, è costretto dentro l'ambasciata dell'Ecuador a Londra, dopo che la Corte Suprema del Regno Unito ha stabilito l'obbligo di estradizione in Svezia dove deve rispondere alle accuse di "sex crime" mosse nel 2010. Assange rifiuta di recarsi in Svezia (ma non di rispondere alle accuse) poiché convinto che da lì verrebbe a sua volta estradato verso gli Stati Uniti, che vorrebbero giudicare il fondatore di WikiLeaks per il fatto di aver pubblicato informazioni classificate. Negli USA, Julian Assange rischierebbe anche la pena di morte. In questi tre anni, in tanti si sono dimenticati della situazione in cui versa Assange, ma di certo non il governo dell'Ecuador che ribadisce che continuerà a fornire asilo politico al giornalista "per tutto il tempo necessario e fino a quando la sua vita non sarà più in pericolo" come precisa in una intervista all'agenzia Sputnik l'ambasciatore dell'Ecuador in Russia, Patricio Alberto Chavez Zavala. Proprio in Russia è stato accolto Edward Snowden, l'ex assistente tecnico per la CIA che ha rivelato al mondo i programmi di sorveglianza di massa da parte degli Stati Uniti e della Gran Bretagna. Zavala chiarisce infatti che in merito al caso Assange "il governo ecuadoriano ritiene che le ragioni per l'asilo politico sulla base della legislazione nazionale e del diritto internazionale sono ancora rilevanti". L'ambasciatore dell'Ecuador in Russia evidenzia infine che questa situazione di stallo dovrà "sbloccarsi al più presto per motivi umanitari", poiché non è davvero pensabile che il fondatore di WikiLeaks passi il resto della sua vita chiuso in una stanza di un'ambasciata.

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