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Bradley Manning: inizia il processo alla "fonte" di WikiLeaks

Inizia oggi il processo a Bradley Manning, il soldato accusato di aver inviato a Julian Assange, fondatore di WikiLeaks, documenti segreti sulla guerra in Iraq e Afghanistan. Il militare, che la difesa potrebbe presentare come "fonte" (e quindi protetta) di Assange, rischia il carcere a vita.

Inizia uno dei processi più attesi al mondo, quello del soldato Bradley Manning, il militare accusato di aver inviato a WikiLeaks migliaia di documenti mentre lavorava come ufficiale dei servizi segreti presso la Forward Operating Base Hammer fuori Baghdad. Tra questi, anche lo sconcertante video che WikiLeaks classificò come "Collateral Murder", che immortala un elicottero Apache degli Stati Uniti in Iraq sparare a terra in direzione di alcuni civili, tra cui due reporter della Reuters (http://is.gd/xtnPL5). Il soldato Manning è accusato di essere l'artefice di quella che, di fatto, è la più grande fuga di documenti segreti appartenenti allo Stato americano, tanto che per lui si prospetta il carcere a vita, senza alcuna possibilità di libertà vigilata. Essendo accusato, tra gli altri capi di imputazione, anche di aver "aiutato il nemico", Bradley Manning rischierebbe in realtà la pena di morte, anche se i pubblici ministeri hanno già anticipato che non chiederanno l'applicazione della pena capitale. L'udienza preliminare dovrà decidere se Manning dovrà presentarsi davanti alla Corte Marziale, anche se il verdetto appare scontato, e probabilmente fin da subito potrebbero trapelare informazioni mai rese note fino ad oggi. Per esempio, curiosità di molti è capire se l'accusa utilizzerà, o se potrà utilizzare, la famosa chat che ha "incastrato" Bradley Manning, quella dove il soldato confesserebbe all'hacker Adrian Lamo di essere la fonte di WikiLeaks. A rivelare al mondo intero il fatto che sarebbe stato Manning a inviare i documenti segreti a Julian Assange è stata la rivista USA Wired, attraverso il reporter Kevin Poulsen, ex hacker riscopertosi giornalista. Sembra però che Manning e Lamo abbiano chattato tra di loro in "OTR" (Off-the-Record), che permetterebbe di comunicare in maniera protetta garantendo l'anonimato della trasmissione. Se quindi tutto il processo contro Bradley Manning ruotasse intorno a questa chat, difficilmente tali messaggi potrebbero essere assunti come prova, visto che probabilmente non si potrebbe risalire esattamente all'autore della trasmissione. Nella chat, inoltre, vi sarebbe un passaggio che lascierebbe intendere che colui che avrebbe ricevuto i documenti segreti non sarebbe stato a conoscenza dell'identità della fonte. Come ricorda in un articolo L'Espresso (http://is.gd/ECsuah) Manning avrebbe scritto a Lamo: "Lui sa pochissimo di me. Prende la protezione delle fonti in modo superserio. Ti invita a mentirgli (...) non vuole lavorare con te se gli riveli troppe cose della tua persona". Quel "lui" sarebbe Julian Assange, che il 19 dicembre, quindi a soli tre giorni dall'inizio del processo a Bradley Manning, saprà in maniera definitiva se sarà estradato o meno in Svezia. Una decisione, quella della Corte Suprema di Londra, che peserà non poco sul destino di Assange, visto che il forte timore del fondatore di WikiLeaks è quello di venir poi ulteriormente estradato negli Stati Uniti, grazie al possibile placet della Svezia, dove rischia non solo un processo, ma anche una condanna a morte. Il "nemico" degli Stati Uniti che Manning avrebbe aiutato sarebbe infatti proprio Julian Assange. Ma dalla chat, la stessa che "inchioda" oggi il soldato alla sbarra in un tribunale di Fort Meade, nel Maryland, si evincerebbe che l'hacker giornalista avrebbe fatto di tutto pur di non conoscere l'identità di colui che gli stava inviando quella enormità di materiale segreto che, di fatto, ha contribuito a mostrare le atrocità della guerra, e non solo. Anche per questo motivo la difesa di Manning sembra che cercherà, a seconda di come si svolgerà il processo, di presentare il soldato come una "fonte", cosa che riuscì nel 1971 a Daniel Ellsberg (Pentagon Papers), che consegnò al New York Times alcuni documenti segreti sulla guerra del Vietnam. L'udienza preliminare di Bradley Manning si apre, comunque, già con qualche polemica. I sostenitori del soldato, e di WikiLeaks, denunciano come i militari tentino di impediare la copertura mediatica del processo. Questo, in realtà, si svolgerà a porte aperte, ma sono state applicate in Aula ampie restrizioni che impediranno ai giornalisti, e al pubblico, di poter assistere al dibattimento. Sembra comunque che i reporter, un po' di tutto il mondo, potranno seguire il procedimento attraverso un collegamento video. Jeff Patterson, della rete di sostegno a Bradley Manning, spiegherebbe inoltre che la decisione di far iniziare il processo a pochi giorni da Natale sembra "progettato" per cercare di sviare l'attenzione dei media, e del pubblico. Patterson, come riporta il "The Guardian" (http://is.gd/r5AeRU), sottolineerebbe poi come, a suo giudizio, il fatto di mettere in piedi, attorno al tribunale, un enorme apparato di sicurezza, sia stato pensato per gettare discreto nei contronti di Manning, che può essere in tal modo percepito come un uomo "pericoloso". L'avvocato difensore di Manning, David Coombs, si è inoltre lamentato perché la sua lista dei testimoni è stata notevolmente stralciata. Tra i testi non ammessi figurerebbero anche Barack Obama e Hillary Clinton, quest'ultima che proprio alla vigilia dell'apertura del processo ha affermato come la diffusione dei documenti da parte di WikiLeaks sia stata "dannosa". Barack Obama, invece, quando "gliene hanno cantate" un gruppo di attivisti intervenuti ad una cena di beneficenza presieduta dal presidente USA (http://is.gd/h4nNU0), avrebbe invece risposto spiegando che il soldato "ha infranto la legge". Tutte prese di posizione che, fanno notare alcuni giuristi, vanno nella direzione di influenzare la corte che avrà a breve in mano il destino di una persona che, comunque la si veda, ha avuto il coraggio (se non il merito) di portare alla luce "cose terribili (..) che riguardano la vita di tutti, e che non devono finire archiviate in un server in qualche stanza buia di Washington DC", come avrebbe scritto Manning nella celebre chat.

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