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Cellulari, Wi-Fi nuova ricerca: tumori al cervello e al cuore dei ratti. Faremo la fine del topo?

Una nuova prestigiosa ricerca governativa della US National Toxicology Program (NTP) ha dimostrato come i topi e i ratti irradiati da continue "telefonate" di vecchi cellulari "2G" sviluppino una percentuale maggiore di cancro al cervello e al cuore (glioma e schwannoma) rispetto al gruppo di controllo che "non telefonava". Una pietra miliare per la ricerca sulle radiofrequenze (elettrosmog) in cui siamo immersi (ed ora siamo arrivati al 4G LTE), sperando di non fare la fine del topo (quello irradiato).

L'esposizione all'elettrosmog può provocare il cancro? Le tecnologie wireless, quelle che ci permettono cose essenziali, come vedere un film sul tablet mentre siamo in macchina (sperando non mentre si guida) e che stanno rivoluzionando la nostra vita con "l'internet delle cose" (cioè il frigo che parla con il supermercato per ordinare altro cibo all'olio di palma), potrebbero recarci danno?

Senza parlare delle ore che molti passano attaccati allo smartphone, poggiato all'orecchio, attaccato alla pancia (per scrivere o per guardare Youtube), o allacciato emostaticamente sul braccio (o peggio nella tasca del giubbotto o della camicia) in direzione del cuore. Chi si è preso la briga di leggere il libretto di avvertenze del proprio smartphone o del modem wireless che tiene acceso senza interruzione, sa bene che non è consigliato stare "troppo vicini" a questi apparecchi emittenti.

Le microonde "riscaldano" infatti i tessuti umani (proprio come fa l'omonimo forno) interagendo con la biologia degli esseri viventi che non è stata certo progettata da Dio per essere "irradiata" con queste radiazioni fortunatamente "non ionizzanti" (a quelle ionizzanti ci pensano Fukushima e Chernobyl).

E' necessario anche ricordare che nel 2011 lo IARC (International Agency for Research on Cancer, Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro), parte integrante dell'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) affermò che "le radiofrequenze elettromagnetiche hanno un possibile rischio cancerogeno sull'uomo". Lo IARC ha infatti inserito i cellulari (ed in generale i campi elettromagnetici a radiofrequenza) nel "Gruppo 2B" cioè quello che indica il rischio "possibile cancerogeno sugli esseri umani".

Ma "possibile" non è certo ancora "probabile", afferma chi da anni è felice di dormire con il cellulare sotto il cuscino (sognando la cascata di numeri alla Matrix). Certamente è però innegabile che le evidenze scentifiche di una connessione tra tumori e onde elettromagnetiche è sempre più importante. Per questo la diffusione dell'elettrosmog, in nome del progresso e della modernità, anche in luoghi "delicati" come ospedali, asili, scuole e aree pubbliche, deve certamente far pensare.

Come deve far riflettere la reazione "violenta" che qualche tempo fa si è avuta contro Livio Tola, il prudente sindaco di Borgofranco d'Ivrea che ha tolto il Wi-Fi dalle scuole e dai luoghi pubblici perché deciso ad adottare il "principio di precauzione". Eppure tutti gli studi sull'argomento invitano alla prudenza.

C'è ad esempio uno studio che indica come "i bambini e gli adolescenti sono maggiormente a rischio se esposti a dispositivi che irradiano microonde (MWR), emesse anche da dispositivi wireless / Wi-Fi come smartphone e telefoni senza fili". Ed anche il Consiglio Superiore di Sanità raccomanda per i cellulari e le onde elettromagnetiche in genere "il principio di precauzione", chiedendo che l'uso, soprattutto per i bambini, sia "limitato a situazioni di vera necessità".

Ora una ricerca governativa statunitense, portata avanti per oltre due anni e mezzo su topi e ratti dalla prestigiosa US National Toxicology Program (NTP), un'istituzione sotto il diretto controllo del National Institutes of Health, sembra dimostrare che l'esposizione cronica alle radiofrequenze porti alla comparsa di rari tumori al cervello (come il glioma) e al cuore (come lo schwannoma).

Lo studio è molto importante sia per l'importanza dell'istituzione statunitense che ha portato avanti la ricerca, sia per i metodi scientificamente inattaccabili con cui sono stati eseguiti gli esperimenti sulle povere cavie. La ricerca ha osservato due anni di vita di oltre 2500 ratti che sono stati esposti costantemente (ma in maniera parametrata all'esposizione quotidiana media di un essere umano) a campi di radiofrequenza comuni.

Nessun esperimento sulle radiofrequenze ha mai utilizzato un numero così alto di roditori ed ecco perché, probabilmente, è costato ben 25 milioni di dollari. Le frequenze scelte per l'esperimento erano quelle di 900 megahertz per i ratti e di 1900 megahertz per i topi. Le tecnologie wireless usate erano quelle GSM e CDMA. Gli animali sono stati esposti alle onde ad intervalli di 10 minuti, con una pausa di 10 minuti, per 18 ore. In totale fanno nove ore al giorno di "telefonate" con un vecchio apparecchio "2G".

La US National Toxicology Program non ha ancora diffuso i dati completi (sono disponibili solo i dati sui ratti) ed è disponibile per ora sono un'anticipazione della ricerca che verrà pubblicata nel 2017.

I ratti che sono stati irradiati in maniera maggiore hanno sviluppato un tipo di tumore cerebrale chiamato "glioma" (con un'incidenza tra il 2 e il 3 per cento) e un raro tumore al cuore chiamato "schwannoma cardiaco" (tra il 6 e i 7%). Nel gruppo di controllo nessun ratto si è ammalato di tumore. Il dato curioso è che sembra che le femmine dei ratti non abbiano avuto effetti tumorali statisticamente rilevanti, a prescindere dall'irradiamento, rispetto ai loro partner maschi.

L'esperimento statunitense è importante anche perché, mentre esistono degli studi sulle conseguenze di potenti irraggiamenti di microonde per tempi brevi, ci sono poche ricerche su esposizioni croniche alle radiofrequenze a bassa intensità. Gli autori dello studio sottolineano come il tipo di tumori sviluppati nei ratti (glioma e schwannoma) sia simile a quelli già descritti in altri studi epidemiologici sul possibile impatto dei cellulari.

Non a caso i dati di quest'ultimo esperimento sembrano confermare un altro esperimento sui topi, questa volta italiano, dell'Istituto Ramazzini di Bologna, che ha esposto le cavie a frequenze estremamente basse (50 Hz) e che ha trovato un incremento significativo di schwannoma cardiaco. Anche questa nuova ricerca statunitense sembra quindi confermare la pericolosità dell'esposizione cronica e costante alle radiazioni emesse da ogni apparecchio wireless che occupa il "centro" della nostra vita quotidiana. La prudenza a questo punto è d'obbligo, per non fare la fine del topo.

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