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The Who nuovo album? Roger Daltrey dice no, colpa di internet

Per i simboli della ribellione giovanile degli anni '60 e '70 internet non sta assolutamente migliorando la vita della gente. Soprattutto quella dei musicisti. Parola di Roger Daltrey che, parlando con Pete Townshend, non ha intenzione di uscire con un nuovo album firmato The Who. Proprio come la pensava Prince un po' di anni fa.

Chi pensava di avere presto tra le mani un vinile degli The Who dopo la notizia che Quadrophenia avrà un seguito, rimarrà deluso (o forse no) conoscendo il caratterino del co-fondatore Roger Daltrey. La voce degli Who, giunto a 72 anni in perfetta forma e con le ottave ancora al posto giusto, orgogliosamente britannico e plaudente alla Brexit, sembra non avere nessuna intenzione di produrre un disco firmato The Who, anche se ammette di lavorare ancora al suo album solista che si aspetta da almeno due decenni ("Ho cinque canzoni buone - ha detto Daltrey - me ne servono altre cinque, ma non c'è fretta").

Il motivo dell'assenza discografica degli Who è presto detto: la presenza di internet che ha totalmente distrutto il mercato discografico e, certamente, la sua cultura musicale e industriale. Gli imperi informatici che oggi gestiscono la musica, così come le notizie e praticamente qualsiasi cosa, hanno trasformato in "massimo profitto" ogni aspetto della filiera della comunicazione trasformando la musica in "muzak" e le notizie in "infotainment".

Ecco perché Roger Daltrey, un signore che può vantare di aver composto almeno due opere rock che hanno segnato la storia della musica pop, ha deciso di non produrre più album in questo pseudo sistema. Così come Enzo Biagi o Indro Montanelli forse non se la sentirebbero di fondare un giornale online che deve pubblicare spazzatura per esistere tra i "grandi".

Il compare di Pete Townshend ha rilasciato una lunga intervista al Rolling Stone dove spiega la sua posizione. Alla domanda di Kory Grow, il giornalista di RS, quando gli chiede notizie su un possibile nuovo disco degli Who, dato che Pete Townshend avrebbe centinaia di canzoni già scritte, pronte per la produzione, Daltrey risponde: "Abbiamo parlato a riguardo, ma non è una cosa facile. Non c'è più una industria discografica. Perché dovrei fare un disco? Dovrei pagare per fare un disco. Non ci sono royalties così non so che cosa mai aspettarmi. Non c'è più il business dei dischi, perché dovrei pagare per fare un disco? Non lo so".

Ma l'intervistatore gli suggerisce che l'industria musicale è in constante cambiamento (non in senso gabrieliano, ovviamente, ndr). Il cantante degli Who è assolutamente netto: "Beh, è un ladrocinio. Il modo in cui internet è venuta fuori è la più grande rapina della storia, come musicisti dovremmo lavorare per niente". E neppure sullo streaming Roger Daltrey pare molto ottimista: "Non c'è controllo. I musicisti sono derubati ogni giorno. Ed ora sta succedendo per il cinema e la televisione. Osserva, internet sta lentamente ma inesorabilmente distruggendo le cose in tutti i modi. Io non credo che stia migliorando la vita delle persone".

Roger Daltrey quindi la pensa esattamente come la buonanima di Prince quando aveva deciso di inventarsi nuovi modi di finanziare i propri album distribuendo poi la musica gratis (leggi: "Prince no a iTunes: la musica è gratis").

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