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Parma: preside pubblica insulti tra alunni delle medie su WhatsApp. PD, Iori: sostenere ruolo genitori

"La decisione del preside dell'istituto comprensivo di Parma, Sanvitale - Fra Salimbene, di pubblicare sulla pagina Facebook della scuola alcuni passaggi di una chat creata da alcuni alunni su WhatsApp, che contenevano insulti irripetibili nei confronti di un ragazzo, rappresenta una scelta provocatoria ma efficace", così in una nota Vanna Iori, rappresentante del PD .

"La decisione del preside dell'istituto comprensivo di Parma, Sanvitale - Fra Salimbene, di pubblicare sulla pagina Facebook della scuola alcuni passaggi di una chat creata da alcuni alunni su WhatsApp, che contenevano insulti irripetibili nei confronti di un ragazzo, rappresenta una scelta provocatoria ma efficace: è anche e soprattutto sui social network che possiamo conoscere gli adolescenti di oggi, i nostri figli, i nostri studenti, per ostacolare il diffondersi di una cultura della violenza verbale online che ha ripercussioni persino tragiche nella vita offline" afferma in una nota Vanna Iori, responsabile nazionale del Partito democratico per l'infanzia e l'adolescenza, commentando la scelta di Pier Paolo Eramo, dirigente scolastico di pubblicare gli insulti che un gruppo di 10-11enni rivolgeva a dei coetanei.

"È vero che alle medie si inizia a costruire la propria identità sociale, qui però c'è una degenerazione" avverte il preside, spiegando che quello denunciato su Facebook "è il terzo caso in dieci giorni". "Non c'è una costante, una volta si prende in giro lo straniero perché si veste male, poi lo sfigato, il fighetto, la ragazzina imbranata" avverte Pier Paolo Eramo, che nel post di denuncia scrive: "Dopo molte esitazioni scelgo di pubblicare alcuni messaggi che due nostri alunni si sono scambiati su un gruppo WhatsApp di una delle nostre classi delle medie. Lo faccio perché siamo stufi. Siamo stufi di questo assurdo mondo parallelo che ci inquina; siamo stufi dell'uso sconsiderato e irresponsabile delle parole; siamo stufi dell'assenza degli adulti. E non vogliamo più sentire che era solo uno scherzo, un gioco, che non immaginavamo, che non sapevamo. E' ora di chiedersi se questo è quello che vogliamo dai nostri ragazzi e agire di conseguenza. E' ora di prendere in mano il cellulare dei nostri figli, di guardarci dentro (perché la privacy nell'educazione non esiste), di reagire, di svolgere in pieno il nostro ruolo di adulti, senza alcuna compiacenza, tolleranza bonaria o, peggio, sorniona complicità. Non serve andare dal preside e chiedere cosa fa la scuola quando la vittima di turno non ha più il coraggio di uscire di casa. E' troppo tardi. Cominciamo a fare qualcosa tutti. Ora".

"Vietare ai ragazzi l'utilizzo di programmi come WhatsApp, come hanno fatto alcuni genitori a Parma, non basta e non serve: occorre, al contrario, accompagnare i figli in modo costante, puntando a un uso consapevole della Rete" interviene quindi la deputata del PD, aggiungendo: "Oggi manca forse il tempo dell'accompagnamento dei figli: i genitori, troppo spesso presi dai ritmi forsennati del nostro tempo, sottovalutano o trascurano l'importanza di educare, soprattutto a livello emotivo, i propri figli alla necessità di non utilizzare parole che feriscono gli altri". "Chi accompagna i genitori in questo difficile compito?" domanda l'esponente dem, concludendo: "E' essenziale sostenere il loro ruolo creando occasioni di incontro e di condivisione di difficoltà ed esperienze per ricostruire la condivisione educativa".

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